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per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Contro principi e principesse

di Antonio Porpora Anastasio

 

Fra gli autori di libri del territorio amalfitano, fra quelli di mia conoscenza che hanno scritto per intima necessità e non solo per mestiere o per abitudine, che hanno parlato dalla Costiera e non solo della Costiera, spiccano nomi di valore quali Francesco Proto (per alcuni sarebbe lui quell’“Apro” autore del saggio I cicli della coscienza nell’Introduzione alla Magia a cura del Gruppo di UR), Fulvio Di Lieto (autore di poesie e romanzi di grande profondità), Giovanna Amato (autrice di poesie e racconti dai guizzi imprevedibili) e, atranese come il primo e come la precedente, Federica Buonocore, studentessa di legge alla sua promettente opera prima, Tutta colpa di Walt Disney, una raccolta di racconti a tema pubblicata nell’estate scorsa dalle edizioni Terra del Sole di Maiori.

Il libro prende le mosse dalla delusione per un appuntamento sfumato che diviene il pretesto per la rilettura di cinque fra i più celebrati dei Classici Disney: Biancaneve, La bella addormentata nel bosco, Cenerentola, La bella e la bestia, La sirenetta. Le rispettive storie sono viste attraverso la lente del disincanto e intrecciate costantemente con lucide e spesso sarcastiche considerazioni. La lettura è piacevole, il ritmo narrativo è serrato e si è subito calati in una prospettiva di codici linguistici e semantici giovanili, di spensierata ironia e di leciti interrogativi su questioni poste e imposte dai “grandi”.

Tuttavia, la vera forza coesiva del tutto è la sincerità dell’ispirazione, che trova naturale sfogo nell’Epilogo in cui l’autrice si rivolge idealmente allo stesso Walt Disney, ritenuto responsabile dello sconforto di intere generazioni di ragazze che, crescendo, non hanno trovato reale riscontro ai felici esiti delle sue favole animate: “Non abbiamo la stessa beltà delle principesse… Non prendiamoci in giro, i principi non esistono… Quindi, signor Walt, sono qui a dirle che ho adorato i suoi film e li adoro tuttora, ma sono complici dell’aver completamente rovinato qualsiasi straccio di relazione affettiva col sesso opposto, per via delle aspettative troppo elevate create dai suoi personaggi”.

La divertita protesta della Buonocore rappresenta una sorta di risveglio dalla fruizione passiva del mondo disneyano che, a quanto pare, nel suo campionario allegorico risulta fatalmente superato. In effetti il nostro tempo, caratterizzato dal rapido avvicendarsi di riferimenti culturali e sociali vissuti con superficialità, sembra rigettare i collaudati mitemi della favolistica tradizionale su cui si basa la maggior parte dei lungometraggi della Disney e di altri studi di animazione. A ciò si può aggiungere l’assuefazione e l’indifferenza date dalla ripetibilità dell’evento-visione in videocassetta, dvd, internet ecc., mentre fino a pochi decenni fa quelle storie fecondavano il pensiero del giovane pubblico solo in occasioni dedicate, grazie a libri illustrati, al cinema o alla tivù nel periodo natalizio.

Disney, Collodi, Goethe, Barrie, Cervantes, Dante, Omero e tantissimi altri autori di favole e di racconti di lunghi viaggi, fra cui gli autori di testi evangelici et similia, non erano privi di nozioni sapienziali e ne parlavano con metafore alludenti a realtà separate da quella di tutti i giorni. È questo il senso delle figure di copertura presenti nei loro racconti, e soprattutto in quelli animati di Walt Disney, carichi di stereotipi alla portata di tutti: bacio del vero amore, colori quasi mai casuali, ordine, pulizia, morte dei genitori, nani, fate, matrigne, sotterranei, prove da superare, guide pazienti e benevole, volontà avverse, metamorfosi di ogni genere, parole e oggetti magici, numeri ricorrenti, antropomorfismo di oggetti e animali, corrispondenze fra suoni e movimenti ecc.

Si tratta di importanti messaggi trasmessi per via subliminale e pronti a riaffiorare al momento opportuno, se nel frattempo si è lavorato per comprenderli.

Non si spiegherebbe altrimenti il perché della struggente immagine di Topolino seduto di fianco all’Albero di Natale che piange per la morte di suo padre (copertina del settimanale Epoca n. 848), descritto come “il Poeta che ha insegnato l’altruismo, il coraggio e la lealtà”. Nulla a che vedere con quanto segnalato successivamente a proposito di ambigui coinvolgimenti della Disney in questioni sataniste, sessuali, massoniche, antisemite ecc. che attengono alla mentalità odierna.

Un sentito ringraziamento, quindi, alla giovane scrittrice di Tutta colpa di Walt Disney per aver varcato la soglia delle convenzioni armata di fucile, così come Paperino nei primi fotogrammi del cortometraggio educativo Donald in Mathmagic Land

 

6 novembre 2015

 

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