Napoliontheroad

per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Canzoni della Costiera Amalfitana

 

di Antonio Porpora Anastasio

 

Da qualche decennio anche la Costiera Amalfitana è musicalmente azzittita. Laddove, infatti, non si tratti di commercializzare il prodotto sonoro, sia sotto forma di costosi eventi di richiamo per turisti o di stanchi “mandolini napoletani” per stabilimenti balneari e ristoranti, il rumore del progresso e le ansie del quotidiano, condite sempre più del sadismo istituzionale, hanno provocato la pressoché totale amusia dei residenti, costretti a subire ormai acriticamente ogni fatto artistico imposto dall’alto o, più semplicemente, dall’altro.

Che la Costiera sia una delle tante colonie culturali dei maggiori centri confinanti è un fatto acclarato da tempo, basti rileggere la dichiarazione di Errico Talamo, nella sua Monografia della Città di Positano del 1890: “Egli è vero, che si cantano molte canzoni popolari in Positano, ma per l’ordinario sono ripetizioni di quelle che si cantano in altri lontani e vicini paesi”. Del resto già Platone segnalava che l’apertura orizzontale delle città ― porti, scambi, comunicazioni e vicinanze ― favorevole agli sviluppi economici, chiude quella verticale ― isolamento, virtù, operosità senza avidità.

Che dire allora di Napoli e della sua musica? Napoli è stata una grande ispiratrice, un crogiolo di genialità, ma non deve sfuggire che l’enorme dolore che ha dettato le note e le parole della famosa rumba degli scugnizzi (1931), quasi sempre esibita come pezzo folcloristico di bravura, ha, in realtà, dettato il certificato di morte del canto della Sirena…

Dopo quella data, salvo poche eccezioni, la canzone napoletana si è trasformata in “canzonetta in napoletano”, e fra i tanti generi americanizzanti, ecco i cantanti confidenziali, da Ugo Calise in poi, che hanno svuotato stili e forme per assecondare il genere gastronomico-sentimentale degli anni del “miracolo economico italiano”. La Costiera, naturaliter, ha seguito questa tendenza ed ancora oggi i suoi pochi cantanti sono intrappolati fra tammurriate nere, miusicòl, pianobbàr e ccanzon’e nàit che, con il dovuto rispetto per coloro che vi si dedicano con sincera passione, non rappresentano altro che atmosfere cine-televisive italiettesi e tristi ricordi del miracolo ormai svanito.

Cambia il discorso per la musica tradizionale, che qui e là ha i suoi rappresentanti, infatti, ad Amalfi per esempio, è sempre una bella sorpresa imbattersi nelle solitarie esibizioni di musicisti e cantatori autentici e positivi come Mario, Ivan, Peppe, Ginetto, Andrea, Angelo e i loro amici. Questi, e i loro pari nel territorio costiero, hanno saputo raccogliere i suggerimenti contenuti nell’opera dell’ultimo ed unico Maestro napoletano degno di tal nome, Roberto De Simone, assimilandone i modi e traducendone i valori secondo le possibilità concesse dai rispettivi talenti. A loro dedico il breve elenco che segue, perché è a loro che spetta il compito di recuperare, rinnovare e tramandare le tradizioni musicali ed espressive della propria terra.

Fra le raccolte di canzoni pubblicate a Napoli nell’Ottocento da Guglielmo e Teodoro Cottrau troviamo dei titoli che si riferiscono a località della Costiera: Lu rammaglietto de schiavune - Canzone di Amalfi, Amalfitana o Serenata amalfitana, La nuova Ricciolella - Canzone di Majuri, Fenesta che lucivi e mò non luci - Canzone di Positano, ’O pescatore dell’onne - Canzone di Positano a una o due voci, L’aria de lo mare - Serenata di Capri, La Fata di Amalfi - Serenata de’ barcajuoli amalfitani a una o due voci.

Da archivi privati sono emerse le melodie adespote ’O Piscatore d’Amalfi, A Raviello e il canto popolare Amalfi! scritto da Enrico Pepe nel 1882. Dell’inizio del ’900 è la canzone Bella d’ ’a Costa di P. Cinquegrana su musica di O. Zagara (Pietro Scoppetta). Del 1903 è Pusitano bello! di V. Russo e S. Gambardella. Del 1934 è Canto d’Amalfi di E. Nicolardi e D. D’Alessio. Del 1952 è la Canzone Amalfitana di E. Bonagura e L. Benedetto. Agli anni ’60 appartengono le canzoni Positano di A. Soricillo e il Trittico della Divina Costiera di Mario Martuscelli (Appuntamento a Ravello, Notte a Positano, Amalfitana). Ricordo ancora, per Amalfi, le canzoni di Ruggiero Francese, James Galardi e Franco D’Amato.

Quest’elenco è, ovviamente, incompleto. Che serva di sprone ai cultori e agli studiosi.

Chiudo con una delle migliori definizioni della canzone napoletana, dell’amalfitano Antonio Tirabassi: “La canzone popolare napoletana è il lamento nostalgico verso l’insondabile. Durante la sua evoluzione millenaria, essa resta una delle manifestazioni tipiche dell’eterno paganesimo. Essa è la voce d’un popolo vivente come in un sogno, popolo raffinato per atavismo, popolo che s’evade col canto, libera espressione dell’anima. Per detta gente il bello è sacro, nel loro subcosciente la distinzione facendosi con l’idealizzazione del concreto”.

 

5 aprile 2015

 

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