Napoliontheroad

per la rubrica:

“Storie e racconti dalla Costiera Amalfitana”

 

Richiesta di annullamento delle elezioni ad Amalfi

di Antonio Porpora Anastasio

 

Da un documento indirizzato All’Onorevolissimo Sig. Presidente della Camera de’ Deputati, apprendiamo che il 20 marzo 1867 un gruppo di elettori del Collegio di Amalfi, nel Principato Citeriore, protestò contro l’elezione di Ferdinando Acton (1832-1891), Ufficiale della Marina del Regno delle Due Sicilie poi della Regia Marina, Senatore del Regno d’Italia, Ministro della Marina, Ministro della Guerra ad interim, Presidente del Consiglio Superiore della Marina e Capo di Stato Maggiore della Marina.

Tre gli argomenti principali della protesta.

«Il voto è stato a lui dato per dolo ed errore. Infatti il candidato, che con una fronte di ferro si presentava nel Collegio, stabilendovisi per circa 15 giorni, vi rimase a mestare fino a quello della elezione. Si diede a credere il fratello Guglielmo, e la stampa di Napoli ne porge una pruova non dubbia per aver propugnato appunto quello, di cui mentiva il nome

(Guglielmo Acton, 1825-1896, anch’egli Ufficiale della Marina del Regno delle Due Sicilie poi della Regia Marina, Ministro della Marina Italiana, Deputato e Senatore del Regno d’Italia, Viceammiraglio e Capo di Stato Maggiore della Marina.)

«Dolo ed errore, perché l’aspirante Acton ha fatto credere ai preti e clericali che la religione era in pericolo, e questi dappoi alle pregiudicate popolazioni che sarebbe rimasto scomunicato quell’elettore che avesse votato per l’ex-deputato Della Monica. In Atrani si faceva appello alla coscienza dei creduli, con cartelli affissi al pubblico, incitando gli elettori a votare per Acton. Per effetto di tali intrighi, si vide la Sala del Comizio gremita di tuniche nere, dalle quali non si tralasciarono neppure i mezzi reconditi con cui si giunse a carpire il voto, che per altro fu sensibilmente mite nella sua maggioranza

A questo punto si fa riferimento ad alcune decisioni della Camera del Parlamento subalpino comprovanti come “siffatti dolosi artifizî viziano radicalmente il procedimento, ed annullino per conseguenza l’elezione”.

In ultimo: «La Prefettura anch’essa non ha lasciato alcuna manovra intentata. Contemporaneamente all’arrivo del candidato imperterrito si mandò un Applicato di P. S. ad un tale Gioacchino Cappellieri, ch’era stato in Amalfi lungo tempo in qualità di Regio Delegato Straordinario. A costoro aggiunto il de’ Liguori venuto da Positano, ov’è Luogotenente di Dogana, si diede il sublime incarico di promuovere la riuscita di Acton, come pratticarono con somma destrezza. Oltre agl’indicati, si diede pur molto da fare un tal Salvatore Pisani, il quale in concorso della sua numerosa famiglia ha messo in opera tutte le possibili macchinazioni per raggiungere l’intento; talché i poveri Elettori, sotto l’incubo di numerose pressioni di coscienza e di umano rispetto, contro la loro volontà, hanno votato per Acton, che non soddisfatto di cooperazione così scandalosa non ha esitato di raccomandarsi personalmente e mercé influenza di lettere di Monsignor Salzano, a fine d’introdursi nell’animo dei timidi».

Le richieste di annullamento “della illegale dolosa ed erronea elezione” e di apertura di un’“inchiesta giudiziaria” chiudono il documento.

Ora, fra le millanta e più testimonianze sui traffici chiesastici nelle faccende economico-amministrative secolari, una dotta, degli inizi del ’300: «Questo si vuole, questo già si cerca, / e tosto verrà fatto a chi ciò pensa / là dove Cristo tutto dì si merca». Mentre, a proposito del camaleontismo e dell’assenza di scrupoli degli aspiranti decisori, qualche decina di anni fa don Michelino Tajani, amalfitano assai virtuoso, “asserì che, per far politica, l’individuo doveva avere la morale delle donne di malaffare”…

 

1 maggio 2015

  

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