Tolleranza e integrazione come possibilità di affermazione e di convivenza di tradizioni e fedi diverse

 

Albero o presepe?

 

 

A Napoli, il pericolo di crollo evidenziatosi lo scorso ottobre ai muri dell’antica Banca del Popolo, in un vecchio edificio all’angolo di via Maffei, ha fatto scattare un campanello d’allarme nella strada delle antiche botteghe di San Gregorio Armeno. L’immediata reazione degli artigiani, che hanno temuto conseguenze peggiori per l’agibilità della strada ed hanno minacciato la sospensione delle loro attività se non vi fosse stato l’immediato interessamento comunale per la vicenda, ha fatto scattare l’intervento dell’ autorità municipale che ha provveduto alla messa in sicurezza dell’edificio, preventivando  l’esecuzione dei lavori in danno  nel caso di inerzia della proprietà privata.

Un angolo così suggestivo della città, che accoglie non solo nel periodo natalizio ma durante tutto l’anno visitatori e turisti affascinati dall’antica arte presepiale che intorno ad esso si sviluppa  -  non senza tentativi di vergognose infiltrazioni anche in quel settore  -  non può continuare ad essere soggetto al degrado dell’abbandono e degli interventi abusivi di privati.

Le fiorenti attività artigianali e commerciali devono svolgersi in condizioni di sicurezza e di decoro, comunque attente a conservare lo stato dei luoghi e la loro caratteristica.  A tal fine sono indispensabili un attento monitoraggio dei vetusti edifici ed una più accorta manutenzione di strade e fabbricati che rendano più praticabile ed accogliente l’antico borgo.

All’abituale afflusso, nel ponte di Ognissanti, di operatori stranieri ed acquirenti interessati a rifornire le loro rivendite per Natale, seguirà intanto la tradizionale affluenza dell’8 dicembre. In occasione della festa dell’Immacolata, a San Gregorio Armeno si va come in un rito, un po’ per essere iniziati all’atmosfera natalizia, indipendentemente  dall’eventuale curiosità per le nuove creazioni e dal tipo di acquisti che si preveda di fare o dalla preferenza che vi sia in famiglia sull’allestimento del Presepe o dell’Albero.

In tempi ormai lontani dalla nascita del capolavoro di Eduardo, Natale in casa Cupiello, la domanda fatta da Luca a Tommasino,  «nenni’ te piace o’ presepio?» è cambiata con l’evolversi delle tradizioni che al presepe ha affiancato l’albero di Natale. Ed è così che, spesso, ai nostri bambini viene chiesto se preferiscano il presepe o l’albero: alternativa difficile per il fascino che  entrambe le tradizioni esercitano su piccoli e meno piccoli, particolarmente a Napoli, dove la presenza di numerosi artigiani  e di svariate possibilità di scelta consentono ad ogni famiglia di allestire sia il presepe sia l’albero.

Ma ecco che, ai nostri giorni, con l’incalzante integrazione di immigrati che praticano altri culti e religioni, il ruolo del pigro  e dispettoso Tommasino viene interpretato da taluni ospiti del nostro paese che, incapaci di tollerare fede e tradizioni della terra che li accoglie, si oppongono di volta in volta alla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche e altrove, all’allestimento del Presepe,  all’esecuzione di canti religiosi in classe e così via contrariando.

Queste persone, fortunatamente non tutte e non sempre, si mostrano per niente disponibili ad una tolleranza che pure pretendono a proprio esclusivo beneficio, nel momento in cui chiedono di esercitare a senso unico quella libertà di espressione e di religione che vorrebbero fosse negata agli altri in loro presenza.

Il peggio non sta forse in questa loro pretesa, ma nel comportamento acquiescente ed ignavo di quanti a scuola, ostentando un gratuito atteggiamento di fraintesa tolleranza, che diventa così rinuncia alla nostra cultura e alle  tradizioni  che ne sono espressione, proclamano ampollosamente di non allestire il presepe in aula e di non far cantare “Tu scendi dalle stelle” ai propri alunni per non calpestare i “diritti” degli scolari non cattolici.

Questi docenti farebbero bene ad accostarsi  con minore superficialità ai temi del pluralismo religioso e  della laicità,  ricorrendo, magari,  anche  all’esempio  di vita  e  alle opere del Santo napoletano, Alfonso Maria de’Liguori, che di “Tu scendi dalle stelle” è stato l’autore, tuttora celebrato da cattolici, laici e da credenti in altre fedi religiose.

Ne tratteremo volentieri in un prossimo articolo.

 

Antonio Pisanti

Napoli 17 Novembre 2011

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