Qualità e specificità per L’EDITORIA MINORE

Avvenire e giustificabilità per le “piccole”  iniziative

 

 

I tranelli che di tanto in tanto fanno cadere nella rete di internet qualche illustre vittima, incauto navigatore, e, ancor più clamorosamente, l’intera opinione pubblica, alla quale l’informazione globalizzata rifila la bufala di turno, nella più innocente delle ipotesi per il divertimento di qualche buontempone, dovrebbero far riflettere sui rischi della navigazione nel mare magno del word wide web.

Ultima in ordine di tempo, circolata in rete con gran seguito di infondate polemiche, è quella, per niente innocente, del bambino che si rifiutava di gridare “Forza Napoli!”, orrendamente sfigurato dal padre “tifoso napoletano”, non a caso del rione Scampia, per montare la quale un tifoso avversario, laziale pare, ha utilizzato la fotografia di un piccolo azzannato al viso da un cane alcuni mesi or sono.

In precedenti occasioni ci siamo già soffermati sull’argomento per questa testata, sottolineando, tra l’altro, il pericolo di oscuramento o di manipolazione non solo di quelle informazioni scomode per taluni poteri costituiti (amministrazioni, potenziati economici, politici, militari, lobby, ecc.) ma anche il rischio di sparizione della stessa informazione e dell’editoria a livello locale, la cui diffusione, per la minore rilevanza del target, può interessare ben poco chi dell’informazione si serve come strumento di condizionamento a più livelli.

L’informazione locale e la piccola editoria, come ogni altra impresa di modesta dimensione, finiscono con l’essere occultate dalla presbiopia dell’informazione globale e con l’essere assorbite ed annientate progressivamente dai grandi network che tendono, a loro volta, a fare sistema e ad omologare solo testate ed iniziative disposte a farne parte.


La stessa pubblicità finanziariamente significativa è solita ricorrere a grandi canali di distribuzione, evitando di disperdersi in piccole testate, e concorre così ad acuire la crisi dell’editoria minore. I “grandi” autori seguono la stessa logica nelle loro scelte editoriali.


Nel sistema produttivo dell’informazione e della divulgazione, come in ogni processo di produzione, chi si ostinasse a salvaguardare l’individualità della propria gestione, è costretto , per evidenti motivi economici, a ricorrere alla fornitura indiretta di servizi più ampi e veloci, non sempre con la possibilità di controllare la qualità, l’origine e l’attendibilità delle fonti.

Nel panorama della grande informazione, sempre meno attenta ai problemi e ai fatti locali e sempre meno interessata alla specificità e alla verificabilità, assumono una particolare rilevanza il recupero dell’identità delle singole iniziative e la salvaguardia dell’informazione locale o specializzata.


È per questo motivo che molte testate giornalistiche di rilievo nazionale si difendono dal rischio di una totale separazione dal “locale” facendosi affiancare da supplementi che sono delle vere e proprie testate parallele, non vendibili separatamente, con maggiori possibilità di contatti con la realtà socio-economica e la cultura del territorio.

L’informazione generalista, ancor più se elettronica, tende ad appiattirsi verso il basso e a replicarsi in una infinita molteplicità di testate, grazie ai costi contenuti di produzione e alla disponibilità dei motori di ricerca, sempre più concorrenziali e contesi, che consentono a tutti, salvo incidenti di percorso, di informarsi e di scrivere su tutto con tempestività.


Le stesse testate giornalistiche a stampa, nonostante la crescente velocità di confezionamento, corrono il rischio di essere scavalcate sui tempi dall’informazione elettronica che viaggia in tempo reale. Ed è per questo che tendono anche a farsi affiancate da omonime testate on line.

Se non si tratti di strumenti per fare della propaganda o rincorrere piccoli profitti a vario titolo, oggi non ha più senso inventarsi nuove testate senza alcuna possibilità competitiva nella diffusione e nella tiratura, a meno che non si voglia puntare sulla qualità e sulla specificità dei contenuti. Del resto, molta stampa periodica sopravvive già da tempo dignitosamente solo grazie a tale sua caratteristica.

È solo un qualificato e forte radicamento in determinati ambiti, culturali, territoriali o di gruppo, a dare un senso al fare un’informazione che non sia superflua, banale o di seconda mano, ma contribuisca anzi alla sussistenza di un autentico pluralismo. La piccola editoria, rifiutando l’appellativo di editoria minore grazie al potenziale culturale di cui vuole essere portatrice, si definisce così anche editoria di idee.


Per quanto riguarda, ancor più, le testate in rete e gli stessi social network, non serve aggiungere l’ennesima goccia d’acqua nel mare dell’informazione, se non ci si propone di acquisire una specializzazione che eviti a chi la fa di navigare a vista e a chi ne fruisce il rischio di affondare nelle paludi o nelle burrasche generate da apprendisti stregoni del quarto potere, tanto numerosi quanto sprovveduti, se non in cattiva fede.

 

Antonio Pisanti

 

19 ottobre 2011

 

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