Napoli,  paradiso abitato da diavoli *

Una raccolta di saggi di Benedetto Croce su Napoli  a cura di Giuseppe Galasso

      A conclusione del precedente articolo, è sembrato quasi inevitabile ricordare l’antico motto che nel corso dei secoli, dal Rinascimento ai giorni nostri, ha definito Napoli “Un Paradiso abitato da diavoli”.

Ma già nel giugno del 1923, Benedetto Croce poteva dire che si trattasse ormai di un proverbio non più in corso. Egli, intanto, concludeva la sua conferenza sull’argomento, per i  soci della Società napoletana di storia patria, esortando ancora una volta i contemporanei  ad un impegno teso a far tesoro della memoria storica perché quel motto fosse ritenuto sempre meno vero.

Nel nostro tempo, sembra invece che l’antico detto stia più che mai ravvivandosi a causa del crescente degrado del vivere quotidiano a Napoli, connotato sempre più dalla inosservanza delle regole e dei valori e quindi dalla mancanza di senso civico e dall’incalzante invadenza dell’illegalità e dei costumi malavitosi.

Sarà forse anche per questo che Giuseppe Galasso, nel raccogliere per le Edizioni Adelphi il gruppo di saggi pubblicati dal Croce in ordine sparso, tra la fine dell’Ottocento e gli anni Cinquanta, ha ritenuto appropriato per la raccolta da lui curata il titolo del tema scelto dal filosofo per quella conferenza.

Del resto, pur senza aggiungere niente di nuovo alla antica disputa, sembra che si potrebbe esprimere qualche dubbio persino sulla prima parte del proverbio, visto che, ancor più oggi,  con gli impietosi oltraggi perpetrati ai danni del paesaggio e della vivibilità dell’ambiente, quello stesso paradiso appare un po’ meno verosimile.

Lo hanno sottolineato autori che a Napoli fanno svolgere le loro storie o le loro indagini, rimpiangendo l’armonia perduta, come Raffaele La Capria e Enzo Striano,  o come Antonella Cilento, che ad uno dei suoi romanzi ambientati in città ha dato proprio il titolo “Non è il paradiso”.

La raccolta, edita nella Piccola Biblioteca Adelphi, fa brillantemente da completamento alle “Storie e leggende napoletane” pubblicate da Benedetto Croce nel 1919, ora nelle stesse edizioni, a cura dello stesso Galasso.

Come in quelle pagine, è palpitante ed attuale l’avvertenza crociana sulla forza ideale che la memoria del passato, suscitata dalla riscoperta dei luoghi e dei fatti ad essi collegati, può alimentare per il progresso civile e per “l’ingentilimento degli animi”, sempre più proclivi all’indolenza e al sotterfugio se non alla violenza.

Anche nella “nuova” raccolta si ritrovano momenti significativi e periodi della storia di Napoli, attraverso visioni della città spagnola, della città borbonica e la rievocazione dei suoi toponimi e dei suoi personaggi, umili o regali, ma sempre rappresentativi del suo modo di sentire, della sua storia e della sua cultura.

Tra i quattordici saggi, quello su I Seggi di Napoli merita ancor più attenzione in questi giorni, mentre si vanno ad ipotizzare nuove macrocircoscrizioni, con la cui istituzione si vorrebbero burocraticamente a ridurre il numero delle dieci municipalità che già hanno messo in ombra denominazioni e memoria storica di vecchi quartieri che da quei Seggi o Sedili  traggono origine.

Quindicesimo saggio è la nota conclusiva di Giuseppe Galasso sulla napoletanità di Benedetto Croce e sulla intensa e sentita partecipazione alle vicende napoletane, non solo del passato, ma anche del suo tempo, culminata nella scelta di voler vivere definitivamente nel cuore del centro antico della città: una città, comunque, tutt’altro che  limitabile topograficamente e municipalmente.

 

3 novembre 2011                                                                                                             Antonio Pisanti   

* L’espressione è solitamente attribuita a Goethe che nel suo “Viaggio in Italia” l’ha, in effetti, mutuata da altri autori-viaggiatori che l’hanno usata nei secoli precedenti. Lo stesso Croce non ha mai scritto una raccolta, né tantomeno un libro, con questo titolo che è quello di una sua conferenza, efficacemente utilizzato dal curatore della raccolta per darle titolo nelle edizioni Adelphi.       

 

                                                                                      

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