LA MOSTRA D ’OLTREMARE

Il Padiglione della Caccia e della Pesca, la Porta ad Esedra

 

di Gabriella  Pesacane

 

 

Il complesso progettato e costruito negli anni '40, costituiva una struttura unitaria, impostato su uno schema tipologico a corte chiusa sullo stesso asse di simmetria dell’Arena Flegrea, ma era caratterizzato architettonicamente dalla diversità degli elementi che lo componevano ed in particolare, dal fatto che inglobava tre padiglioni destinati ad esposizioni indipendenti tra di loro.

I varchi di ingresso erano tre: uno sul fronte anteriore e due su quello posteriore che introducevano direttamente al cortile principale dell’edificio.

I padiglioni Caccia e Zootecnia ed Enti di colonizzazione erano tra di loro uguali e simmetrici ed occupavano i locali che a partire dall’accesso sul fronte principale, si succedevano sui due lati opposti, mentre quello riservato alla  Pesca si sviluppava nella parte centrale posteriore.

I primi due padiglioni si strutturavano intorno ad un cortile rettangolare: su tre lati affacciavano le sale espositive, mentre il quarto lato risultava suddiviso dal cortile principale mediante un semplice muro nel quale erano tagliati quattro varchi rettangolari.

Il fronte dell’edificio ( di cui si è persa purtroppo qualsiasi traccia), era costituito da un paramento cieco continuo, interrotto solo al centro in corrispondenza dell’ingresso e sormontato da un alto coronamento – gocciolatoio fortemente aggettante verso l’esterno. Quest’ultimo realizzato con mezzi semplici, era modellato come una sorta di brise – soleil orizzontale, ovvero creava una serie di modanature sovrapposte su fasce orizzontali; al di sopra del muro, costituivano motivo decorativo la ripetizione di elementi simbolici primitivi ispirati ai totem dell’arte coloniale indigena. Alla linearità di questa struttura, si contrapponeva il padiglione della pesca, appoggiato su bassi pilotis emergenti da uno specchio d’acqua, a questi, facevano riscontro in elevazione le ampie arcate paraboliche che aprivano il muro e che si proiettavano sul pontile antistante utilizzando sagome prefabbricate della stessa forma. In corrispondenza della parte centrale, il fronte era arretrato e le arcate immergevano i piedritti nell’acqua allo scopo di accogliere al loro interno l’imbarcazione indigena ancorata nello specchio d’acqua antistante.

La composizione era completata da due passerelle, che partendo dai pontili delle zone laterali, approdavano nel cortile centrale.

               Ingresso  Nord                

La porta ad esedra  disegnata da Stefania Filo Speziale, costituiva il più importante accesso alla Mostra dalla strada Miano – Agnano (via Terracina). Poco più ad ovest sorgevano le autorimesse disegnate da Vittorio Amicarelli.

La particolare conformazione della porta risolveva i problemi posti dalla obliquità della strada esterna rispetto alle giaciture delle strade interne alla Mostra. Pur ponendosi come “monumentale”, la porta, appariva leggera grazie al disegno della struttura; quest’ultima era costituita da una pensilina  composta da voltine rovesciate, poggiante su di un alto tralicciato a sua volta poggiato su una serie di sottili pilotis a sezione circolare.

La porta conteneva la biglietteria e i servizi d’ingresso.

Pertanto all’esterno, la porta disegnava la Piazza Antiniana , mentre all’interno preannunciava l’Acquario che con il Padiglione costituivano le testate laterali della maestosa scalea anch’essa di forma semicircolare. Distrutta dalle vicende belliche, l’esedra come il Padiglione, non venne ricostruita, così che oggi al suo posto, vi è un muro di tufo che contiene uno slargo estremamente degradato.

Acquario Tropicale    Progetto: Giulio De Luca

 

Decorazione in “Ceramica di Posillipo” di Paolo Ricci

 

La forma planimetrica dell’impianto deriva dalla sua particolare ubicazione: lotto adiacente alla porta ad esedra, fortemente vincolato dall’andamento obliquo del lato prospiciente l’ampia gradinata.

 Il piccolo edificio è un parallelepipedo a doppia altezza che conteneva il percorso espositivo, il guardaroba e l’ingresso secondario che bilancia la simmetria del fronte; sul lato opposto il corpo trapezoidale destinato a i laboratori e agli uffici. Ancora oggi il  rivestimento esterno  in ceramica ispirato all’arte messicana, mantiene intatto il suo fascino.

 Al piano terra si trovava tutto il percorso espositivo con le vasche incassate lungo le pareti; i serbatoi d’acqua di mare atti al funzionamento delle vasche si trovavano alla quota –6,60 m

Aprile 2012

 

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