Vivere tra amici

di Italo Pignatelli

 

Esordio di Mariacarla Rubinacci, “Il covo di villa Arzilla” (Guida  Editori, pp.54) è un racconto lungo, simile ad un arazzo pregiato nella sua tessitura denso di semplici immagini domestiche sull’amicizia. E’ una favola per ragazzi e per adulti di ogni età scritta sottovoce non per conciliare il sonno ma per scuotere il lettore stimolandolo ad alzarsi dal divano o dal letto o dalla sedia a dondolo e correre a vivere una serata tra amici. Dove? La scrittrice traduce ironicamente un famoso detto latino: una mensa sana fatta di cibi genuini per mantenere il proprio corpo sano, allegro, vivace, gaudente, e sempre arzillo anche da vecchi. Non ha dubbi. A casa di qualcuno per cenare oppure in una buona trattoria. A casa di  amici non come ospite ma come cuoco per uno spaghetto. O in una locanda per fare baldoria con altri cantando, brindando, ridendo, salutandosi, a fine serata, con scambi di mail per prossimi incontri con i nuovi amici. Villa Arzilla, confortevole ampia sita in un luogo ameno in Campania, è un rifugio di alcuni amici che, già da studenti, passano gaudenti giornate di relax immersi nella natura dimenticando per alcune ore stress smog e caos della città. E’ un covo dove ognuno sotterra le proprie ansie. “Un luogo prezioso per questo gruppo. Qui si sentono liberi, danno sfogo alle loro più vere caratteristiche, forse anche le più facete, ma soprattutto godono del piacere di ritrovarsi fra occhi sinceri. Qui cantano l’amicizia”. La villa è anche un nido per più generazioni in cui gli ex studenti crescono i loro figli che fanno loro già prevedere una vivace coabitazione con i nipotini. L’autrice, “forestiera” di Milano, vive intensamente i piaceri della nostra cucina varia nei colori e nei profumi ma sempre delicata nei sapori, la pasticceria fantasiosa che ti rende goloso, la cordialità fatta di vivacità e di gioia di vivere, l’affettuosità nell’ascoltarti nei momenti di sconforto, la lingua chiassosa ma musicale. Descrive  bucolico  e tranquillo il paesaggio come G. Fattori; la coralità del gruppo con l’intimistica di bottiglie con brocche di G. Morandi; le tavolate sono le suggestive vistose nature morte fiamminghe o del Seicento napoletano.

“Qui non si viene per essere ospiti, qui si viene per stare insieme, per sentirsi un solo pugno di persone. C’è chi apparecchia, chi raduna le stoviglie per essere lavate, chi prepara il caffè. Gli uomini  si occupano alla ricerca di accomodi e controlli alla manutenzione di questo luogo che è poi a disposizione di tutti.”

La cantina è stracolma “di ortaggi freschi che invogliano ad una profumata Parmigiana, ad una gustosa Peperonata, ad una variopinta Tortiera di verdure. Il godere dei profumi e dei sapori è ancora amicizia.”  Il ritmo narrativo è un valzer del mestolo che, immerso in un tegame di terra cotta, rimescola salsa rossa di pomodoro con salsicce pezzi di carne e di cotica per un succulento ragù  che col suo “plof…plof… plof” profumato annuncia una  festa da godere intorno ad una tavola imbandita con altre gustose leccornie.

Villa Arzilla è un paradiso di verde che accoglie spesso un’allegra compagnia:si beve, si mangia,si gode.”  Si è indotti a pensare al paradiso biblico strutturato in modo diverso e più vivibile privo di illogici divieti. Adamo ed Eva si annoiano nell’ozio sempre da soli. Sin dall’inizio  razze diverse: la semitica, la giapeta, la camitica. Genitori e bimbi amici di tutti con la propria individualità e la propria cultura. Tutti a cantare, danzare, suonare, scherzare, cucinare intorno ad un unico fuoco. Pure nelle diverse lingue, si ode, tra un trambusto di pentole piatti posate boccali, “Si devono sbucciare le patate”. “Per piacere mi tagli le melanzane?” “Si devono affettare le cipolle”. “Questi pomodori sono troppi!”  “Dove sono i peperoni…”.

Sotto alberi ombrosi si situano braci per bruschette, funghi, spiedini di carne e di pesci dai gusti squisiti.

I fanciulli saltano sui ciliegi, sui mandorli, sui peschi, sui nespoli, sui castagni, sugli aranci e su ogni  melo.

Eva è ferita nell’orgoglio di donna dall’onta di ritenersi un sottoprodotto del maschio. Vanitosa secondo natura, è col grugno scontrosa indisponente per essere nata in ritardo e da uno creato con fango e creta.   Madre, come molte e con tanti amici, evita tentazioni e rischi di essere cacciata dall’allegra compagnia. L’amicizia rende l’umanità immune da odio, guerre, xenofobia, rapine, stupri, soprusi, tribunali e carceri. Ogni mezzogiorno, in ogni città e nei borghi vedremmo  spettacoli fiabeschi da sogno “L’aria si pregna di profumi stuzzicanti, le bocche si riempiono di sapori genuini, i cuori si alimentano di affetto rinnovato.”    

 

 

 

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