Le turbe psichiche di Samantha

Italo Pignatelli

 

Giovane psichiatra protagonista in “Via The end”, Tullio Pironti editore pp.288,  opera di Antonietta Mirra.

   Colloqui difficili e complessi con i suoi assistiti ,“persone splendide capaci di vedere oltre e di far vedere ciò che al mondo resta invisibile”, sogni allucinanti, “immagini sfuggenti di momenti vissuti privi di intento, privi di razionalità”,  inspiegabili visioni aberranti, “sensazioni di paura e di attesa prive della consapevolezza della riuscita”, rendono esasperante la vita di Samantha. Dubbi e inusuali comportamenti dei colleghi, con cui ha frequenti alterchi, la inducono a sostituire il camice bianco con un grigio impermeabile, simbolo di un detective. Il finale si tinge di giallo e sarà quasi impossibile scoprire il colpevole. E’ una narrazione per immagini pregnanti di chiaroscuri e di contenuti culturali che suscitano vivo interesse per il susseguirsi di accadimenti drammatici improvvisi sollecitati dalle tensioni psicologiche dei protagonisti. La stesura è simile a sceneggiature di Kristof Zanussi(La spirale), o di Francesca Archibugi in “Lezioni di volo”. Il tema conduttore è il credere o non credere nel Dio dei cattolici. Tema, già presente nel tardo Medioevo, su cui, in seguito, filosofi, teologi, artisti, letterati si sono impegnati in opere, studi e vivaci dibattiti. Christopher Marlowe,  drammaturgo, mette in scena a Londra nel 1587 il dramma “Tamerlano il Grande”, in cui sostituisce la problematica medioevale che vedeva l’umanità divisa tra il mondo celeste e quello terreno, il suo uomo rinascimentale “uomo singolare” imbrigliato in un costante conflitto tra Virtù e Fortuna, tra Bene e  Male. Prima, Luca Signorelli dipinge nel Duomo di Orvieto “tre affreschi (l’Inferno, la resurrezione della carne, la predica dell’Anticristo) che appartenevano ad un ciclo riguardante il tema apocalittico della fine del mondo, così presente nell’epoca rinascimentale a causa dei grossi sconvolgimenti filosofici, politici e religiosi”.

   Il raccontare è lento come il ritmo iniziale di “Pictures at an Exhibition” di Modest Mussorgsky o come il “Bolero”di Maurice Ravel per concludersi con la partecipazione corale di tutta la strumentazione orchestrale. Passo dopo passo,il lettore, pian piano, entra nel dedalo del suo inconscio inducendolo a meditate riflessioni.  La descrizione degli assistiti ricorda la virulenza dei volti di Munch, Bacon, Shiele, Baseliz, Monroy, Arroyo, e, i  corpi agitati,  Boccioni, Moore, Zadkine, o, immobili, “ la pisana” di Martini,“I bagnanti” (bronzi) di Picasso. Appare il lacerante contrasto tra illusione e delusione. Tra l’animo, immateriale e immarcescibile, e il corpo deperibile, l’uno proteso verso mete irraggiungibili, l’altro irrimediabilmente consunto da una caduca fisicità.  Affascinante è la coerenza del percorso narrativo in uno scenario fortemente creativo tra immagini reali esaltate da rievocazioni profetiche. Mirra provoca introversioni, che già fervono nel cervello, per meditare sul progetto di un nuovo modo d’esserci al mondo. Esplora, attraverso molteplici modalità, poeticamente la realtà del processo involutivo dell’uomo, auspicando ritrovate armonie nell’interiore mondo di ogni essere. Teme e spera. Si attiva a verificare se c’è ancora tempo, dati gli enormi scompensi presenti in natura, eliminare ignoranza,  fanatismi, superstizioni, odi che alimentano eccessi di sfruttamento e schiavitù tra noi. La descrizione minuziosa dei dettagli dei volti, della gestualità, dei luoghi, offre l’accesso agli accadimenti e agli atti deflagranti successivi, rendendo vivace e palpitante la comunicazione della storia psicosociologica. L’autrice, consapevole degli sprechi di civiltà, di solidarietà, di dolore presente in ogni spazio vitale, ha orrore degli incubi. Ricerca certezze nelle immensità dei sentimenti e in nuove idee che possano illuminare l’uomo.  I processi mentali di alcuni, tormentati dal verso “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, vengono relazionati nei vari rapporti tra anima e corpo mostrando le loro molteplici identità come le figure letterarie di Pirandello. Ogni uomo è cosciente del Fato, da “fari” il parlare o ciò che è detto per noi, “è scritto” nella cultura islamica. “La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo/T’acqueta omai. Al gener nostro il fato/Non donò  che il morire”.  Orazio“ Aequam memento rebus in arduis/servare mentem”(conservare sempre l’equilibrio nelle difficoltà). Samantha, accasciata, “Ma io non son pazza! Io curo la pazzia!” Tutto succede nel romanzo. Buona lettura! 

 

Napoliontheroad 3 settembre 2012

 

 

 

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