Vivere leggendo

Italo Pignatelli  

Ciro Colonna si presenta come scrittore con il suo primo romanzo “La Falce e la Luna” ed.Kairos pp.141.

La struttura narrativa ricorda il cineromanzo popolare del secondo dopoguerra, genere che riempieva le sale. Per A. Napolitano in “Cinema d’autore” è “una catarsi a buon mercato con amori travolgenti e strazianti nostalgie.” A. Gramsci “falsa ottica della realtà umana che spesso suggestiona l’uomo del popolo”. Si opponeva al neorealismo rigoroso e socialmente impegnato nel ridare coscienza e dignità di cittadino persa nel Ventennio.

Luca, calato in una cesta, “dal carretto osservava suo padre impegnato in quella enorme fatica fisica. Lo vide diventare tutt’uno con il carro e col cavallo, scrutava nel suo viso e nello sguardo fisso in avanti, mentre nei solchi si formavano rivoli di sudore, le arterie del collo si gonfiavano, il viso si arrossava di sangue imprigionato, le braccia protese ad afferrare l’attacco dell’armamento, a governare la direzione”. Giungeva a Napoli in una residenza di campagna da una lontana contrada isolata fuori dal percorso di Cristo verso Eboli. Chiamato “povero contadino”, lascia la scuola. Fugge dal seminario.  Con il padre esce di notte per andare ai mercati. L’unico svago “la visita domenicale nella campagna di un cugino. Appena arrivati, cominciavano a darsi da fare: a lavare i raccolti, a pulire gli animali. E, nei periodi giusti, a dedicarsi alla semina.” Un ragazzo gli presta un libro “è la storia scritta da un medico confinato in un paesino del sud, e racconta la vita dei contadini” che legge anche di notte. Lo stesso lo invita nella sezione del PCI del quartiere. Si sofferma su “i volti scavati, i fisici resi imperfetti dalla fatica del lavoro, le mani tozze e irregolari. In quei corpi riconobbe il suo e si sentì subito uno di loro.”  A Napoli, nel ’60, i giovani avevano pochi luoghi per incontrarsi che non fossero le sedi dei partiti, l’Associazione Cattolica, la FUCI, il Circolo Napoletano del Cinema presieduto da  Renato Caccioppoli. Su scala nazionale, De Masi sociologo, rileva una traslazione da una società rurale ad una urbana. Guido D’Agostino ricorda che la città, alle soglie dei primi cent’anni dell’Unità, è bloccata dal  populismo e dagli abusi di Lauro a cui seguono le corruzioni dei Gava. Nel ’60 il monocolore di Tambroni con  MSI a pochi anni di distanza dalla Liberazione. Termina nel mondo l’era di J.McCarthy, fanatico reazionario di tipo fascista e di Pio XII, peggiore del senatore repubblicano, per il suo ermetico silenzio sui  crimini nazisti. Nel ‘60 viene eletto John Kennedy che con Giovanni XXIII (’58) fa prevedere una politica più democratica.  In un nuovo contesto di cambiamenti imprevisti e radicali si inserisce l’attività delle sezioni della Sinistra. Luca, dopo una frequentazione nel Partito, parte per Cuneo a lavorare come manovale nelle FF.SS. Partecipa  ad un “Comitato comunista operaio” e si prodiga molto in aiuto dei suoi amici Piero e Virginia nella loro cascina. L’autore non mostra mai un  eroe. Scolpisce nella narrazione un bassorilievo con la tecnica dello “stiacciato” di Donatello a Padova o di Ghiberti a Firenze in cui  Luca è schiacciato dalle sue origini, nonni, zii e genitori contadini da sempre, da storie ascoltate da qualche partigiano, da libri trovati in sezione, da poche amicizie.  Rimane solo timido insicuro. “La dama con l’ermellino” lo delude e stenta a capire i rifiuti di Hanna ai suoi slanci di maschia libidine perché ignora i palpiti segreti ed intimi della donna anche quando mostra sicurezza. Invece, è un  comunista contrario ad evitare lo sfaldarsi del Partito che dal ’48  perdura ancora.  

Privi di idee, soci di Circoli frequentati  solo da  pensionati,  si danno alla  scrittura dissotterrando sotto la cenere alcune loro tapine esperienze con tiepidi e insipidi ricordi privi di  attivi enzimi. Peggio. Ritengono i loro romanzi, corretti grammaticalmente da amici, utili ai giovani. E’ miopia o cecità? Nessuno ha nelle vene il fuoco di Cecco?

Lo scrittore Colonna si differenzia dagli altri autori di romanzi autobiografici per il descrivere la nostra realtà.  L’Italia è protesa ad eliminare il diffuso analfabetismo, l’abbandono degli studi in età scolastica nei  ceti meno agiati, nelle lotte sociali dei contadini, degli operai, degli studenti, delle donne nelle loro legittime richieste di parità tra i  sessi e dell’aborto legalizzato, nella difesa della Costituzione contro i sanguinari rigurgiti dei fascisti. Lettura studio cinema teatro ed arte sviluppano la personalità e, levigando rozza stoltezza, egocentrismi e boriosi egoismi, fanno viaggiare con la fantasia, sollecitano incontri con diverse culture per progettare un diverso futuro.  La lettura suscita interesse anche per spiegarsi il titolo. La falce è simbolo del PCI e del contadino. Ma la luna?  Luca vive nell’era dei viaggi? Oppure è “la graziosa Luna” o è quella del pastore errante? Buona lettura a tutti!        

26. 6 2012

 

 

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