Raffaele Viviani

di Italo Pignatelli

 

Rino Napolitano e Marialuisa Acanfora i due dell’associazione “Lazzari e Briganti” riportano in scena l’atto unico “don Nicola” di Raffaele Viviani nella chiesa di S. Gennaro all’Olmo sabato 18 gennaio alle ore 17,30. Rino e Marialuisa operano da anni nella tradizione classica napoletana proponendo teatro musica e canto. La scelta di un lavoro di Viviani, attore autore drammatico cantante macchiettista, è una scelta obbligata. Raffaele nasce a Castellammare di Stabia la notte del 10.1.1888 “figlio di un cuor d’oro di donna e di un padre cappellaio, che più tardi divenne vestiarista teatrale accompagnandolo quando portava roba in un teatro di marionette a Porta San Gennaro.” Una sera il tenore Gennaro Triengi è assente per malattia. Il pubblico rumoreggia e chiede il denaro del biglietto. Aniello Scarpati, proprietario dei “pupi” preso dal panico “Facciamo cantare ‘o figlio e Rafele - mio padre” Viviani accetta con entusiasmo. “Non ero più alto di ottanta centimetri, compreso il tubino, con il bastoncino nelle mani, che facevo scorrere tra le dita”.

Nel 1900 muore il padre. Il ragazzo analfabeta cerca lavoro. Ricerca drammatica tra disinganni e speranze in una città sconvolta dal colera del ’84 che subì, anche nel maggio del ’98, la vile reazione in una rivolta del popolo disperato che invadeva strade e piazze dei militari di Umberto I con i cannoni di Bava Beccaris. La tragedia lo induce a conoscere i problemi sociali tanto da impegnarsi ad imparare a leggere e scrivere. Riesce ad esibirsi negli spettacoli del Café Chantant nei vari ruoli proponendo personaggi stravaganti, dolorosi o comici, umiliati e prepotenti, forti o deboli, sconfitti o vittoriosi. Uomo del popolo porta in scena opere da lui scritte sui problemi, passioni, amarezze, miseria, speranze, umori diversi della gente a lui cara. Viviani poeta deve la sua originalità ai contenuti umani che sente intensamente perché li vive dal di dentro. Nella sua attività di drammaturgo si rispecchia la plebe e i lavoratori meridionali che assomigliano a quelli disegnati da John Gay. Canta la bellezza di Napoli illusoria, però, per molti che non possono godere lo splendore del mare e del sole perché vivono in topaie col focolare spento in vicoli bui senza alcun raggio.

I temi popolari di Viviani furono graditi dagli intellettuali democratici sensibili ai problemi sociali del paese. Ferdinando Russo, poeta sensibile alle istanze sociali, attaccò il crudo realismo del teatro di Viviani che fu, poi, perseguitato ferocemente dal fascismo con esiti tanto drammatici per la sua vita personale e morale. Diverso fu l’atteggiamento degli artisti d’avanguardia, Marinetti Balla Depero, che colsero l’originalità  delle azioni sceniche simultanee e contrastanti e della sua mimica inimitabile amalgamata dall’attore autore. Accetta tra gli attori gente che non ha mai recitato ma dotata di passione e di buona volontà d’imparare. Tra questi vanno ricordati uno scaricatore di porto, un barbiere, la figlia di un portinaio, la moglie di un autista. “Per me va bene chiunque, basta che abbia la figura e sappia parlare. A saper recitare ci penso io.” Nel Varietà e nelle prime opere usa il dialetto del popolo fondendo la tradizione alle idee del suo tempo.

Il debutto del drammaturgo parte dal teatro Umberto, situato tra piazza della Borsa e il porto nei pressi dell’Immacolatella, con un pubblico composto dalla plebe confinata dietro  il “paravento del Risanamento”. Nella “Festa di Piedigrotta” la Serao legge la festa vera protagonista della commedia. “Napoli in frac” e “Tre amici un soldo” sono nel filone rivista. “Pescatori “, “Zingari” e “Circo equestre Sgueglia” presentano eventi  gioiosi ma spesso drammatici. “Fatto di cronaca”, “Don Giacinto”, “Fuori l’autore” e “Figliata” mirano alla presentazione di una comunità in cui i protagonisti tentano di acquisire una propria personalità. “La bohème dei comici” , “La musica dei ciechi”, La morte di Carnevale”, “Putiferio”, “Padroni di barche”,   “Campagna napoletana”, “Piazza Municipio”, “Porta Capuana”, sono testi  della cultura italiana e mittel-europea simili alle opere di Carlo Goldoni, Massimo Gor’ki, Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Francois Villon.   La parabola drammatica di “Tuledo ‘e notte”stimolerà Bertolt Brecht, rinnovatore del teatro moderno.

William e. Leparulo afferma “Viviani non parte da una ideologia per interpretare la realtà, ma assume la stessa al rango dell’ideologia: al limite, è questa l’idea della cultura popolare da sostituire alla cultura borghese, meglio, da mostrare come dotata dalla stessa dignità e dallo stesso valore di quella borghese”.

I suoi legami culturali vanno cercati nelle avanguardie storiche, nell’espressionismo come Brecht, nel dada in certe filastrocche, in certi nonsense come la macchietta “Fifirino” e il lungo sproloquio del “Don Nicola”.

Prossima replica domenica 26 gen. ore 18 presso il Museo del mare a Bagnoli. Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare info@lazzariebriganti.it o telefonare al 393.04.081.89

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