Non è possibile dimenticare Napoli

di Italo Pignatelli

 

E’ il commento di Stendahl, pseudonimo di Marie-Henry Beyle, romanziere e saggista francese, giunto a Napoli nel gennaio del 1817. Affascinato dalla grandezza dell’Albergo dei Poveri, definisce via Toledo “la via più affollata dell’universo”. Meta del suo viaggio è il Teatro San Carlo. Trova alloggio al settimo piano di fronte al teatro.“Vedo il Vesuvio e il mare”. Trova il San Carlo chiuso. “Corro ai Fiorentini, un teatrino a forma di cavallo eccellente per la musica. Danno Paolo e Virginia, un dramma alla moda di Guglielmi. Sala sfarzosa, palchi pieni e donne di gran lusso. Diversamente da Milano, c’è qui un gran lampadario”. Il gran giorno è il 12 febbraio “Il San Carlo apre i battenti. Grande eccitazione, torrenti di folla, sala abbagliante. La prima impressione è di essere piovuti nel palazzo di un imperatore orientale. Non c’è nulla, in tutta Europa, che si avvicini a questo teatro o dia la più pallida idea. La sala è in oro e argento, i palchi in azzurro scuro. Un fregio in rilievo corre lungo i davanzali dei palchi: torce d’oro riunite in un fascio frammiste a grandi gigli. Niente di più solenne e sfarzoso del gran palco reale. Gli specchi sono distribuiti con un gusto di cui non ho visto l’eguale in Italia. Il soffitto, dipinto su tela, è uno dei quadri più grandi che esistano. Il San Carlo non mi stanca mai. E così prezioso il piacere che dà l’architettura! L’ampiezza del palco fa del San Carlo il paradiso dei balletti. Grandi speranze si ripongono nella sua scuola di ballo.” Pessima l’acustica che invece è migliore quella della Scala. Non trova apprezzabili le scenografie. “A sipario chiuso questa sala è una meraviglia”. Volgare e insolente la nobiltà. “A Napoli, un qualsiasi duca mi spinge villanamente”. Figlio della Rivoluzione francese, liberale, disprezza tracotanza, superbia e gli atteggiamenti da pavone della nobiltà napoletana. “Sulle porte dei palchi i titoli più pomposi, scritti a caratteri cubitali, vi ricordano che siete soltanto un umile cittadino”. Non trova agevole la platea al primo piano servita da una sola scala per più di duemila spettatori “piena zeppa di domestici e lustrascarpe”.“ Benedette le città in cui non c’è Corte!”. Il giorno dopo va al ballo a Corte. “tutta Londra era presente e bellissime napoletane”.Visita Ischia, più volte Pompei ed Ercolano per la sua forte passione per l’antichità, Portici e Capodimonte “posti deliziosi quali nessun re di questa terra può vantare”. All’uscita dal Museo di Portici incontra tre capitani della marina inglese che entrano. Lo raggiungono mentre rientra in città “Meravigliose, quelle pitture- mi dicono- una delle cose più interessanti al mondo”. “Non ci sono rimasti più di tre o quattro minuti”.  Dotato di spirito critico e di sprezzante ironia prova fastidio della rozzezza di alcuni. Giustifica i marioli, solo perché poveri, ma non li considera cattivi. “I veri cattivi biliosi d’Italia sono i piemontesi. Il piemontese non è né italiano né francese, è una razza a parte”. Parte l’8 marzo portandosi la gioia di essersi esaltato alla vista dei quartieri napoletani, della bellezza della sua natura. “A Parigi, non si riesce a immaginare che vi siano al mondo dei boschi o delle montagne; a Napoli, non c’è angolo di via che non ti sorprenda con un colpo d’occhio su monte Sant’Elmo, su Posillipo, sul Vesuvio. Questo golfo stupendo che pare fatto apposta per la gioia degli occhi, le colline rivestite di alberi che cingono Napoli. Tutto un mondo ch’è impossibile rievocare, com’è impossibile dimenticarlo”.  Definisce Parigi e Napoli uniche capitali di tutta Europa. 

 

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