Prima nazionale della rassegna Eduardiana

di Italo Pignatelli

 

Serata magica al Maschio Angioino  con “Napoli nella tempesta…” favola spettacolo con attori coro e orchestra tratto da “La Tempesta” di Eduardo, ultima opera scritta nel 1983. La rassegna vuole ricordare il Maestro a trent’anni dalla sua scomparsa dai teatri e dalla vita il 31 ottobre del 1984.  L’Artista, il Genio, il Poeta non muoiono. Vivono ancora tra noi. Platone, Pitagora, Talete, Prassitele, Virgilio, Dante, Leopardi, Leonardo, Galileo, Vico, Cimarosa, Wagner, Paisiello, Caruso, Totò, Pirandello, Viviani sono ancora nostri maestri.

Eduardo trasporta in lingua napoletana arcaica dell’600 il dramma di Shakespeare del 1601 scritta a 47 anni. I personaggi rimangono gli stessi: Proserpio, Miranda, Ferdinando, Alonso, Aler, Calibano, marinai. Le due opere hanno in comune l’addio al teatro e per Eduardo anche l’addio alla vita a 84 anni. La sua ultima presenza avviene tra il pubblico del teatro di Taormina il 15 settembre 1983. Invitato sul palco “Sono venuto a vedere i nuovi talenti. Mi hanno definito orso e sfuggente. Sì, è vero, sono stato sfuggente per isolarmi nel mio lavoro altrimenti non avrei avuto il tempo e la concentrazione per scrivere cinquantacinque opere. Il teatro è stato la mia vita”. Ringrazia ed elogia Luca. “mio figlio è l’unica cosa bella che ho avuto. Mi ha dato la forza di vivere. Sono stato  severo con lui  per educarlo e insegnargli l’arte magica. Nelle prove ho preteso sempre molto per amore del pubblico a cui l’attore deve dare il meglio se vuole l’applauso finale come riconoscimento  del suo impegno.”

Il  cortile platea del Castello ha il pubblico delle grandi occasioni. I  musicisti dell’ensemble di Bruno Garofalo prendono posto sul palco. Si legge la dichiarazione quasi di commiato di Eduardo a Taormina. Entra Antonio Sinagra, autore delle musiche e al suo primo cenno di bacchetta si sprigiona la musica. Ha inizio il concerto spettacolo a cui prendono parte attori e cantori. Mariano Rigillo, Madeline Alonso, Chiara Baffi, Lalla Esposito, Lello Giulivo, Antonio Murro. Il pubblico viene coinvolto subito nella favola di duchi, re, spiritelli, maghi, marinai, di una futura principessa(Miranda), il rozzo servo ingrato Calibano, spregevole nel suo aspetto e nel nome(Cannibale), il servo servizievole Ariele, nella traduzione che fa ricordare Pulcinella, spirito del vento. I versi hanno il ritmo musicale che si fonde con quello strumentale fatto di pianoforte, violini, trombe, contrabbassi, timpani, flauti, fischietti. La musica ha ritmi sinfonici, lirici, campestri, melodiosi, ninna nanna, tarantelle, trionfali. Il Castello rende ancora più emozionante e coinvolgente il recitato, il canto, la musica. Favola a lieto fine. Il perdono del fratello, amato come un figlio, che lo abbandona. Proserpio spezza la bacchetta usata per le magie dannose. “la vera magia è nell’arte e nella cultura. I libri possono essere buoni amici. Non tutti”. Il poeta Eduardo, anche in questa ultima opera, mostra l’orgoglio di essere napoletano “Guagliù, facimmece annòre, sìmmo napulitane”.

L’uomo razionale impegnato “tempo ‘a perdere non ce n’è”. E viene alla memoria il buon padre “Te piace u presepe”. L’artista fiducioso in un futuro diverso “ha da passa ‘a nuttata”..

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