Il fascino del Presepe

di Italo Pignatelli

La grotta con l’Angelo sopra e  la taverna a fianco sono in primo piano. La prima con la Vergine Giuseppe e il Bambino sulla paglia nella mangiatoia è L’Eucarestia custodita nel tabernacolo, simile ad una piccola capanna. Il fuoco nella taverna con  tanti cibi esposti per goderecci e bevitori, gioiosi e rossi in faccia, giocatori suonatori servette prostitute rappresenta l’Inferno. L’abbondanza di cibi è il ricordo del rito pagano che si svolgeva proprio il 25 dicembre per festeggiare la rinascita del Sole. Al di sopra del Bene e del Male la figura sospesa dell’Angelo messaggero della volontà di Dio. Pastori e zampognari sono gli umili credenti. Nel II sec. i Dotti della Chiesa fanno coincidere la nascita del Redentore in concomitanza con la festa del Sole per debellare il rito pagano spiegando che come l’Astro, voluto dal Creatore, dà la vita sulla Terra così il Figlio di Dio è la Felicità Eterna. La vittoria della Fede si evidenzia nel XVII sec. con la realizzazione della casa del Bambino tra colonne di templi romani e i  Genitori assisi su capitelli corinzi  tra le rovine. E’ voluta dall’Inquisizione suggerita dalla scoperta di siti archeologici (Pompei Ercolano Fori romani). La collocazione tra il bue (toro) e l’asino (cancro nell’oroscopo mediorientale) fa datare la nascita di Gesù ai primi di giugno. I due animali sono segni di pia costanza e di umiltà. La presenza della montagna al di sopra della grotta va letta come un triangolo su l’altro capovolto col vertice C in basso che se si fanno slittare e combaciarli in parte si ha la Stella dei Giudei. Sulla cima più alta è collocato il castello di Erode a luci spente e dalla via più larga scende il corteo dei Re Magi (due nei graffiti delle catacombe di Pietro e Marcello, quattro in quelle di Domitilla a Roma), tre voluti dal Papa Leone Magno in rappresentanza delle tre razze umane: la semita (il giovane), la giapeta (il maturo), la camitica (il moro). Essi, il Potere temporale che si genuflette, su cavalli di colore diverso e con andatura al trotto, al passo, l’ultimo (l’arabo) in posizione indomita e ribelle, portano in dono Oro (la regalità), Incenso (la divinità), Mirra (unguento per lenire le ferite del Male) e sono seguiti da soldati mercanti e servitori. Il popolo reca doni più poveri prodotti con il proprio lavoro nei campi (frutta, ortaggi, carne ecc.). Ricorda un’usanza napoletana che si svolgeva in corteo su via Toledo verso palazzo Reale nei giorni precedenti il Natale. Pastori e gregge sono il popolo dei semplici d’animo con gli Angeli, puri di spirito, sospesi sulle loro teste perché entrambi  recepiscono la voce  di Dio. Il pastore con l’agnello sulle spalle (Agnus Dei) e il pescatore (Pietro-Papa) sono  simboli del Cristianesimo presenti nell’arte paleocristiana romanica gotica. Il pastore dormiente sogna un mondo migliore. L’acqua, la Purezza , è presente nel fiume (la vita) separatore tra il mondo dei vivi e quello dei morti e il  ponte è il passaggio.  Il barcaiolo (Caronte) traghetta. La fontana è il Fonte Battesimale. La Purificazione è la cascata. Il pozzo è il nostro profondo ma anche il legame tra terra e cielo. L’acquaiolo disseta  i golosi. Le  lavandaie  nel presepe napoletano sono di Antignano con il corsaletto rosso o celeste, gonna di colore opposto, senaletto bianco, zoccoli guarniti di nastri, catenelle d’oro al collo e pendenti alle orecchie a forma di rosette.  Sono impegnate a lavare, a stendere, a trasportare panni, a stirare mentre altre sono dedite a cucire a ricamare a filare. Simboleggiano la frequentazione della Confessione e della Comunione per mantenere il candore dell’anima. La zingara, vecchia truce rugosa e scura in volto, nei pressi della grotta con i suoi ferri premonisce la Crocifissione. “E quella pacchianella dint’ o sciallo!  Chella che porta ‘a criatura!”(F. Russo). E’Stefania una nubile a cui era proibito visitare le partorienti. Ella, la Fede , raccoglie un sasso lo avvolge in una copertina e si presenta alla Grotta. Avviene il miracolo e il bimbo di nome Stefano sarà il primo Martire. La Stella cometa è l’Evento, stupisce e annuncia il Messia. La cultura pagana è viva con  negozianti, ambulanti, artigiani animali da cortile. Trionfa la vita bucolica. La magia è nell’intreccio tra le due realtà Divino e Pagano in una scenografia fiabesca, nell’umanizzazione dei personaggi, nella veridicità dei prodotti(carne, pesce, formaggi,ecc.), degli arnesi da lavoro, degli animali e dei mestieri, nella ricercatezza degli abiti sfarzosi o stinti da lavoro. Il termine presepe deriva da phàtme (mangiatoia) in cui Gesù fu adagiato nella katàluma(dormitorio pubblico) a Betlemme(città del pane). Il Mulino presso il torrente (la vita e la quotidianità), il forno, il pane in vista e il vino nelle botti, sono simboli dell’Eucarestia nell’ultima Cena.

Anche Carlo III fu affascinato tanto da partecipare alla costruzione. I resti sono conservati a Capodimonte.

Quello dei Terres, editori, aveva tre bande al seguito  dei  Magi, 35 pastori, pochi animali, Angeli stupendi. Antonio Cinque, negoziante, aveva il seguito de’Magi di Sammartino acquistato e portato in Spagna da Maria Cristina, figlia di Francesco I, sposa di Ferdinando VII. Gori, scultore, lavorò a quello di Catalano e tra le contadine ritrasse la madre del proprietario Saverio. Raffaele Servillo, notaio, ospitava la Corte per ammirare il suo sontuoso presepe con pezzi realizzati a Parigi e un cavallo di un Re aveva finimenti simili a quello di Murat. Pagava 50 ducati(200 euro) al mese al pittore R. Gentile per il lavoro da eseguire a Natale.

La teatralità del Presepe con il luccichio delle luci e la compresenza di tanti pupi affascina adulti e bambini.

 

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