Ferruccio Orioli

 

di Italo Pignatelli

 

“Di cieli di terre di acque” è il titolo della sua mostra di acquarelli a cura di Claudia Borrelli e Alessandra Cusani, addetto stampa, nella Banca Fideuram nel Palazzo Partanna in piazza dei Martiri n. 58 fino al prossimo 13 gennaio. Sono dipinti su carta Khady indiana di cm.47x 70 che in alcune opere assembla fino a dimensioni 380x140. La sua ’originalità è di stendere il colore in modo compatto denso come la tecnica delle tempera. Orioli è architetto veneto trasferitosi a Napoli da anni in cui ha trovato ispirazione per le sue opere che sono appunti di un attento viaggiatore. Un architetto è attratto dalle architetture che ridisegna con una meticolosa cura dei particolari, dei volumi, dei colori e dell’ambiente in cui si ergono. Egli è poeta dell’immagine. La ricrea con la fantasia mescolando memoria e intime suggestioni. Della sua Venezia conserva la passione del mare. Non canali scuri fangosi, isole e isolette, ponti e calli ma una ampia baia vivacizzata da gradazioni di blu tra verdi e viola brillanti.  

Il tema è il golfo in “uno sguardo ad Occidente”, dodici riquadri che ampliano la visione  della baia da cui sbuca una ballerina nuda che ricorda  Partenope, mitologica fondatrice della città. Non lo vede solo dalla terra ferma ma attraversandolo come unico modo per ammirare la città. E’ il colto turista che dopo musei, Centro Storico, chiese, bar, pizzerie, gelaterie e osterie vuole avere una visione d’insieme imbarcandosi sul traghetto per Ischia.

La città appare in un lento cortometraggio su un lato il centro Direzionale, campanile del Carmine, Sant’Elmo, Castel Nuovo, Palazzo reale e Biblioteca, Castel dell’Ovo, la collina del Vomero, Cupole di chiese sparse, Mergellina, la Gaiola,  una villa romana, Posillipo, Nisida,  Bagnoli, Pozzuoli, Miseno, Baia, monte di Procida. Sul lato opposto Vesuvio, Faito, Capri, Sorrento, Procida e di fronte Ischia. “Vedi Napoli e poi muori”. Un detto, come tanti, che ha più significati. Muori per peste o colera, ucciso nei vicoli, oppure meno tragico e più vero è che dopo aver visto tante bellezze puoi essere tanto soddisfatto. La regina Elisabetta nel 1961, presente in tanti luoghi incantevoli, esclamò “ My God”. Mark Twain nel 1868 la definì “un quadro di straordinaria bellezza” vedendola in gita sul Vesuvio. Mozart nel 1770

“Con il sole si nota subito che si è a Napoli. Cento cose belle ci rendono triste la partenza”.

Orioli viaggiatore incantato  si esprime con i colori. Le sue sono immagini da custodire per ricordare come foto d’epoca usando  grigi patinati su carta. Molti luoghi già citati sono nelle sue opere. Non mancano i gabbiani, bianchi uccelli gioiosi, che accompagnano il turista sulle rotte per Sorrento, Capri, Procida, Ischia, Ventotene. Sei dipinti “attento dove metti i piedi” forse indicano al viandante che sta camminando sulla Storia di ventisette secoli, su strade percorse da Virgilio, Boccaccio, Leopardi, Vico, Goethe, Stendahl,  Roberto d’Angiò, Carlo III, viaggiatori del GranTour, nobili martiri della Repubblica Partenopea, partigiani nel ’43. In

“Chiedilo a Murakami”, autore giapponese del romanzo “1Q84”, compaiono due lune, una vera e l’altra immaginata, su Castel Sant’Elmo. La danza, popolare o classica, di cui Napoli è nota, la si legge in “Dance Myrina” in una visione triplicata della ballerina greca per ricordare le origini della città. Emoziona anche “Disegno e canto” (280x200) in cui un giovane disegna e sogna di andar via sul molo al porto al fianco di una nave portacontainer.

La sua pittura è rinascimentale nell’esaltare la bellezza e per la composizione geometrica.

 

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