Masaniello in scena

di Italo Pignatelli

L’eroico popolano rivive sabato 4 ottobre alle 17,30 in San Gennaro all’Olmo con  Lazzari e Briganti, protagonisti Rino Napolitano e Maria Luisa Acanfora. Musiche e brani per ricordare la storia di quei pochi giorni di gloria di Masaniello, pescatore, che si ribellò ai tanti soprusi del viceré Rodrigo Ponce de Leòn ponendosi a capo del popolo stimolando il senso di orgoglio e dignità dei napoletani. Fu tradito decapitato  in piazza del Carmine, dove aveva vissuto e da cui era partita la rivolta. Divenne mito in ogni paese europeo. La vicenda è raccontata da cronisti dell’epoca, in letteratura, in versi, nella drammaturgia, già in età barocca e romantica, da stranieri e napoletani. Nella pièce si ricordano Tommaso Aniello, nato nel 1620, figlio di Cicco d’Amalfi, pescivendolo, e Berardina, nata nel’27, figlia di Pietro Pisa e di Adriana De Satis, anch’ella abitante di piazza Mercato sposa nel’40 di Masaniello.

Napoli, mezzo milione di abitanti, vive tragici eventi. Eruzione del Vesuvio nel 1631, nel’47  rivolta popolare con Masaniello, nel’56 la peste fa morire più della metà della popolazione.

In pochi giorni del’47 la città è immersa nella tragedia. Giuseppe Carafa, fratello del duca di Maddaloni, dopo il suo tentativo di eliminare Masaniello, fu decapitato e le sua testa su una lancia girò in città e con lui morirono i congiurati. Domenico Perrone, capo dei compagnoni  i camorristi dell’epoca, dopo aver tradito l’amico Masaniello, fu ucciso con gli altri. Il primo a tradirlo fu Giulio Genoino, giurista, amico e consigliere, definito da Michelangelo Schipa “la mente di Masaniello” che lo abbandonò per paura della sua vita e si accordò col viceré.

La città, divenuta provincia  spagnola, viene governata da viceré, dal  1503 al 1707, che impongono tasse  su richiesta di denaro dalla Spagna. I nobili lucravano sulle gabelle. Il ceto medio aspirava ad avere gli stessi diritti dei nobili. Il popolo ridotto in povertà, definito “mangia foglie”, non potendosi nutrire d’altro, viveva alla giornata. Nella tragica vicenda emergono aspetti toccanti dell’epoca. Interessi e intrighi politici, la povertà, la condizione femminile. Berardina, a cui F. Russo dedicò versi “ ’A mugliera ‘e Masaniello”, dopo la decapitazione del suo sposo il giorno della festa del Carmine, viene trascinata in strada da Carlo Catania, fornaio, uno dei sicari di Maso, come lo chiamava lei, abbandonata derisa maltrattata  da donne uomini e soldati. Per sopravvivere, come tante per i propri figli, si prostituisce e la sua vita densa di tristi ricordi e di umiliazioni termina con la peste del’56.

Rino, voce e chitarra classica, è regista, autore di testi, versi e musiche. Interprete classico di Pulcinella, Petito, don Anselmo Tartaglia, Masaniello, Razzullo nella Cantata dei pastori.

Marialuisa, figlia d’arte di Luciano Glori, interprete della canzone napoletana negli anni 50, si esibisce nella danza popolare e nei ruoli di Colombina, Berardina, Filumena Marturano e Sarchiapone con Razullo, nella drammatizzazione di prosa e versi di autori classici.

Spettacoli allestiti: Cantata dei pastori, Raffaele Viviani omaggio ad un grande scugnizzo, il Teatro a Napoli dalle atellane a Eduardo, il ricovero dei moribondi farsa di Antonio Petito, Masaniello il lazzaro che sfidò il viceré, Ernesto Murolo il poeta che dipinse Napoli in versi, Carosone l’artista che rivoluzionò il modo di cantare a Napoli, Antonio Petito la maschera e l’uomo, il Seicento napoletano secolo d’oro, Briganti la fine di un regno raccontata dai vinti. L’associazione “Lazzari e Briganti”, nata nel 2004, vincitrice di molti premi, ha il patrocinio del Club UNESCO di Napoli per la sua intensa attività nel promuovere la cultura partenopea.

Replica domenica 12 ottobre sempre alle ore 17,30 nel Complesso di San Gennaro all’Olmo in via S. Gregorio Armeno Napoli. info@lazzariebriganti.it tel. 393.04.08.189

 

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