Napoli ricorda Gabriel Garcia Marquez

di Italo Pignatelli

 

Evento al PAN dedicato allo scrittore colombiano, Premio Nobel per la letteratura nel 1982, con pitture, letture, musica. Marquez, nato nel 1927 ad Aracataca e scomparso lo scorso aprile, inizia la sua attività da giornalista professione di cui mantiene lo stile da scrittore nel raccontare la realtà aggiungendo ad essa dose di pregevole inventiva suscitando fantasie e forti emozioni in milioni di lettori nel mondo tanto da stimolare registi teatrali e del cinema. Gabo insegnò sceneggiatura in Avana e giornalismo a Bogotà in scuole da lui create.

L’evento “Napoli per Gabo” è stato ideato dall’associazione Tempo Libero in collaborazione con Clorinda Irace, Tony Stefanucci, Alexandra Abbate. Alessandra Riccio, esperta di letteratura latinoamericana, ha ricordato Marquez commentando alcune sue opere note, dopo la proiezione di un breve documentario di Miriam Paparo Filomarino. Notevolmente interessante la mostra di pitture ispirate alle opere di Gabo a cui hanno partecipato artisti che hanno scritto la Storia dell’Arte napoletana sin dagli anni cinquanta. Essi, impegnati nel sociale , sono il nucleo, presente in decine di mostre in Italia, della cultura pittorica in città.

Il gruppo può essere definito “l’avanguardia artistica napoletana” che ha rotto i legami con la cultura tardo ottocentesca da cui in epoca precedente si erano slegati Colucci e Piscopo.

Hanno scritto di loro sin dalle prime mostre: Menna, Piscopo, Grassi, Crispolti, Bignardi, Ruju, Roccasalva, Spinosa, Calabrese, Causa, Rubino, Venturoli, Schettini, Sanguinetti.Tra i partecipanti vanno menzionati le componenti della mitica avanguardia: Rosaria Matarese, Rosa Panaro,  che si sono ispirate a “Cent’anni di solitudine” da cui Mathelda Balatresi ha raffigurato la protagonista Remedios la Bella. Stesso testo per Carla Viparelli. Clara Rezzuti ricorda “Cronaca di una morte annunciata”. Carmine Rezzuti si sofferma con i suoi raffinati cromatismi su “Dell’amore e di altri demoni ”. Tony Stefanucci ricorda Marquez con una rosa bianca. Giuseppe Pirozzi, scultore, e le pittrici Anna e Rosaria Corcione, Maria Racana si dedicano ad alcuni personaggi dell’autore. Raffaele Di Florio ha letto brani del discorso di Marquez alla consegna del Premio Nobel “La solitudine dell’America latina”. Il pubblico ha ascoltato in un cupo silenzio la drammaticità del discorso in cui vengono ricordati le stragi e i genocidi in Colombia, Cile, Uruguay, Eldorado. Pablo Neruda  aveva già reso pubblica la violenza dei dittatori undici anni prima nella stessa sala in cui si trovava nell’82 Marquez.

A conclusione dell’incontro il quartetto d’archi “Martucci” con Alba Ovcunnikov e Francesco Maggio, violini, Sergio Caggiano, viola, Francesco D’Arcangelo violoncello, ha proposto di Dimitri Sostakovich, musicista di Pietroburgo, il brano “Quartetto n.8 in DO minore”. Brano dedicato alle vittime di tutte le guerre, sebbene fosse stato composto per ricordare Dresda, rasa al suolo dai bombardamenti inglesi e americani e alle vittime del Terzo Reich. In sala si è respirata la drammaticità resa aria dalle note. Violini viola violoncello hanno parlato di atrocità. Ogni strumento ha parlato da solo, ha dialogato, si è unito in coro. I suoni cupi sono lamenti, sirene che allertano del pericolo imminente, fughe precipitose, cigolii di porte di ferro delle celle, stridori di catene, passi nella notte, voci che avvertono altri del pericolo,

colpi insistenti alle porte di chi dovrà essere arrestato, incedere macabro di soldatesche. La morte di partigiani, di antifascisti, bambini, donne, civili inermi, si fa musica per ricordare.

Ulteriori informazioni consultare il sito www.associazionetempolibero.it

Condividi su Facebook