Ifigenia al Mercadante

Incontro con sedici poetesse europee

 

 

di Italo Pignatelli

 

 “Ifigenia siamo noi”antologia poetica pp.93 curata dal poeta Giuseppe Ventromile ed edito da Giovanna Scudieri che raccoglie le poesie delle sedici poetesse italiane, greche, russe,albanesi, tedesche, portoghesi. L’incontro con la poesia nella lingua originale con traduzione in italiano e le altre culture si è svolto al “caffè letterario” del teatro Mercadante in Napoli.  Valeria Salerno, filologa e docente di letteratura, Flavia Balsamo, filosofa e critico d’arte, hanno presentato e commentato in sintesi le poesie di: Federica Giordano, Anna Tumanova, Victoria Artamonova, Vanina Zaccaria, Rita Pacilio. Ketti Martino, Vera Mocella, Floriana Coppola, Lucianna Argentino, Gaetana Aufiero, Amalia Leo, Regina Celia Pereira da Silva. Ognuna ha letto la sua opera. Federica  legge le due poesie in tedesco con Valeria  interprete anche con Tumanova. Riccardo Prencipe alla chitarra ha improvvisato brani musicali e Dimitris Voulgaropoulos, fotografo, presenta  foto in b/n di sculture del Museo Archeologico con didascalie versi delle poesie che hanno ispirato gli scatti. L’evento, curato dalla Fondazione Lermontov, è stato presentato da Vanina Zaccaria.

Ifigenia, fanciulla mitologica della cultura greca, simbolo di purezza, di amore per la famiglia e la patria, vittima innocente di superstizioni, dell’astuzia, della  brama di conquista e della violenza bellica, diventa ancora una volta ispiratrice di cultura. Presente nella pittura pompeiana e nella scultura classica, è eroina nella tragedia di Eschilo, Sofocle, Euripide. Lucrezio, poeta, dandole il nome arcaico “Ifianassa”, la descrive come vittima della religione colpevole di crimini. Nel Rinascimento è paragonata ad Isacco e pazza d’amore per Achille in “Ifugenia in Aulide” di Jean de Rotrou nel 1640, “Ifigenia in Tauride”  di Jacopo Martello 1709, e con lo stesso titolo in un’opera di Goethe nel 1787. In “Ifigenia a Delfi” del 1941 e in “Ifigenia in Aulide” del’44 Gerhart Hauptmann la prende come modello per esprimere la violenza delle guerre e sulla donna.

Nella recente raccolta appaiono le varie diversità dell’essere femminile dalla casalinga all’imprenditrice e nel ruolo di mamma, consapevole del suo ruolo, è creatrice ed educatrice di una futura società. In un noto proverbio indiano “la mamma che educa un bambino educa un uomo ma quando educa una bambina educa la società del futuro”. In copertina  una scultura in pietra  simboleggia la complessa indole di ogni donna dotata di fantasia e di voglia di sapere. E’ una testa di donna che ruota su se stessa, di Eliana Petrizzi, artista campana, presente in molte rassegne elogiata dai critici Massimo Bignardi, Ada Patrizia Fiorillo, Franco Marcobaldi, nel 2011,Vittorio Sgarbi la invita a partecipare alla Biennale di Venezia per la Campania.   

Nella raccolta si evidenzia la donna non ispiratrice ma protagonista in arte con le sue vive emozioni. La poesia lascia il segno della nostra cultura, della nostra storia, del nostro essere e sopravvive all’umanità.

 

 

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