Una napoletana e un inglese alla galleria Alfonso Artiaco

di Italo Pignatelli

Mathelda Balatresi e Darren Almond due artisti in mostra fino al 31 maggio

Mathelda, toscana d’origine ma napoletana d’adozione dal 1950, si inserisce nel panorama artistico  dopo aver frequentato a Napoli l’Accademia di Belle Arti.. La sua presenza in campo nazionale inizia nel’63 alla IV Mostra di San Benedetto del Tronto alla quale seguono altre presenze accolte favorevolmente dalla critica come si legge negli scritti di Paolo Ricci, A. Bonito Oliva, Nicola Spinosa, Massimo Bignardi, Filiberto Menna. Tra le opere va ricordata “Letto nel giardino” pittura presentata alla mostra a Castel dell’Ovo

“Napoli ’82 quasi una situazione” nel marzo ‘82 e poi in un'altra edizione a Villa Pignatelli nel maggio ’83. Nel 2010 la mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la mostra dedicata a Ipazia, scienziata e astronoma del IV sec.d.C., uccisa con frammenti di conchiglie. Ora, alla galleria Artiaco, propone una installazione di un prato fiorito in una ampia stanza su fondo bianco ghiaccio tanti fiori oggetto di metallo variamente dipinti a mano con vivaci colori a olio appariscenti. E’ una immagine gioiosa, raffinata, pregevole, emozionante.

Ma ricorda un campo minato presente per la prima volta in Iugoslavia e poi nei paesi in cui si combatte una guerra civile o dove si  esporta la democrazia e la libertà con i carri armati, bombe che piovono su scuole, violenze inumani su bambini donne uomini inermi.

“Ho contrapposto in un unico oggetto il fiore che contiene la vita, la bellezza delle forme, dei colori, dei profumi e la mina simbolo di morte, di inganno,di dolore. Il fiore ha al posto dei suoi vitali organi di riproduzione, la mina che nascondendosi, mutila, distrugge, uccide. Cinicamente vengono poste piccole bambole che scoppiano nell’attimo in cui vengono toccate. Ho spesso usato i contrasti per la ricerca di immagini sul tema della guerra e della pace come le “Mine in fiore” della stazione della metropolitana di Materdei.”

Darren Almond torna nella galleria per la quarta volta dopo la sua prima presenza in città nel 2005 con dieci opere sui concetti chiave della sua ricerca “Fullmoon” iniziata nel 1998. Sono immagini di paesaggi fotografati in Patagonia e a Capo Verde illuminati dalla Luna piena che cancella le ombre della notte.  Nelle sculture, realizzate in placche di metallo simili a quelle usate per dare i nomi ai treni inglesi, si leggono i suoi ricordi d’infanzia, i suoi viaggi in treno dal piccolo paese Wigan, i suoi interessi per il mondo industriale e per quello elettronico. In mostra sono presenti alcuni dipinti su tela e su carta in cui appaiono frammenti di numeri. Vogliono sembrare in senso astratto degli antichi orologi che segnavano il tempo con delle tessere che si susseguivano con il passare del tempo.

Mathelda e Darren appartengono certamente a culture sviluppate in ambienti diversi ma sono molto simili nel linguaggio anche se si esprimono con differenti tecniche. Entrambi romantici. Amano la memoria, la gioia di vivere, la natura, l’amore per l’altro, la pace.

Il tema che li unisce è la PAURA della cecità del buio della notte. Per Mathelda è la cecità dei violenti su donne e bambine creatrici di nuove generazioni che i razzisti vogliono in ogni modo eliminare. La notte, portatrice di incubi, è la parte meno felice della giornata come è la guerra per la vita. Si attende la fine della guerra per tornare ad uscire liberi in strada per lavorare, giocare, incontrare altri.

Molti, se possono, vivono la notte. Darren cerca la Luna per vivere in compagnia della Natura una giornata di luce piena nella notte.

La loro arte vive nella realtà violenta per Mathelda apparentemente magica per Darren perché l’orologio ricorda il tempo che passa.

La galleria è in piazzetta Nilo n.7 al 2° piano. Info: 081. 497072 www.alfonsoartiaco.com

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