Renato Carosone

di Italo Pignatelli

Il duo “Lazzari e Briganti” porterà in scena canzoni e aneddoti di Carosone, sabato 22 febbraio alle 17,30 presso la chiesa di S. Gennaro all’Olmo in via S. Gregorio Armeno.

 Rino Napolitano e Marialuisa Acanfora, vivaci protagonisti sulla scena, riusciranno  ancora a divertire il pubblico ripercorrendo le tappe dei successi del Maestro Carosone, all’anagrafe di Napoli nel 3.1.1920 col nome di Carusone, figlio dell’impresario del teatro Mercadante.

Diplomato al Conservatorio di S. Pietro a Majella, si presenta nel mondo dello spettacolo  come compositore, cantautore, pianista. Nel 1952 forma il trio con Peter Van Wood, olandese, alla chitarra, e con Gegè Di Giacomo, eccentrico napoletano dotato di  humor e di comicità travolgente, alla batteria. In seguito col gruppo a sei entra Franco Cerri al posto di Peter. La produzione discografica è copiosa. Le canzoni sono tante. Le più note: o’Sarracino, Caravan Petrol, Tu vuò fà l’american, Mambo italiano, Maruzzella nel ’54, a Casciaforte, Torero nel ’57, O’Suspiro, ecc. Ascoltate e cantate in Europa, nel Nord e nel Sud America, in Canada, a Cuba, in Giappone, molte sono tradotte in dodici lingue. Negli anni propone sempre un repertorio vivace e mutuato proponendo nuove canzoni e quelle note vengono presentate con ritmi diversi e novità strumentali aggiornate che vanno dal jazz allo swing.  Le stesse canzoni classiche come “Anema e core” e “Luna rossa” cambiano ritmo e sonorità per diventare orecchiabili e piacevoli alle nuove generazioni. Include nei concerti canzoni straniere come “Ciribiribin”e “Jonny Guitar” e ritmi di Spike Jones, orientali o afroamericani. I suoi concerti sono degli spettacoli in cui il pubblico è protagonista e spettatore della cultura napoletana. Carosone non esporta la “napoletanità”. Termine usato a iosa che fa venir l’orticaria a sentirlo. Per napoletanità s’intende una tradizione stantia  rafferma  non colta, vessillo di una destra reazionaria. Napoli  ha assimilato  culture straniere. Il porto è luogo di scambi. Clima e  panorama mozzafiato favoriscono gli incontri. La regina Elisabetta, alla vista della baia nel 1961, sospirò “Mio Dio”(in inglese). Mark Twain, scrittore americano, nel 1868, esplodendo di gioia, “E’ da qui , dall’Eremo sui fianchi del Vesuvio, che si dovrebbe “veder Napoli e poi morire”. Ricordiamo gli artisti e scrittori stranieri  nel 700 e nell’800 del “Gran Tour”. La  nostra cultura variegata ispira Virgilio, Petrarca, Caravaggio Vico, Genovesi, Mascagni, Rossini, Vanvitelli. Boccaccio scrive il “Decamerone” ospite a Castel Nuovo della regina Giovanna. Leopardi compone rime di fama mondiale negli ultimi anni della sua vita da noi e lascia i suoi scritti presso la Biblioteca Nazionale. La canzone napoletana e il melodramma italiano sono materie di studio nelle scuole in Giappone. La stessa cucina è sapiente gustoso frutto di elaborazioni di prodotti importati. Gli spaghetti sono invenzione araba. Essiccati al sole del deserto servivano  nei viaggi verso la Cina già nel 1100 d.c., giunti da noi diventano con diversi sughi il nostro fiore all’occhiello. La pizza, già in uso, rinasce col pomodoro giunto  dall’America. Il babà è idea di un cuoco  polacco poi elaborato dai nostri pasticcieri. Rino e Luisa elaborano con cultura le storie dei Grandi in modo da poter sempre presentare un canovaccio erudito divertente istruttivo. Comunicano con la voce, una chitarra e la loro grande passione per il teatro e per la tradizione colta napoletana. Essi riportano dal passato suoni e melodie che hanno reso Napoli fucina della cultura dell’umanità. Il loro impegno è ammirevole per serietà e per spirito di sacrificio. Regalano la  professionalità senza scopo di lucro. Meritano la nostra presenza e un grazie.

Per informazioni e prenotazioni info@lazzariebriganti.it o tel. 393.0408189

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