La Cantata dei Pastori

di Italo Pignatelli

Martedì  14 dic. Ore 17,30, torna alla ribalta lo spettacolo “la Cantata dei Pastori” nella chiesa S. Gennaro all’Olmo in via S. Gregorio Armeno 35 interpretata da “Lazzari e Briganti”.

E’ una libera interpretazione di Rino Napolitano e di Marialuisa Acanfora  dell’opera di Andrea  Perrucci (1651-1706) “Il Vero Lume tra l’Ombre” con l’inserimento del noto canto “quanno nascette ninno” del 1754 di S. Alfonso Maria de’Liguori. Trattasi della nascita di Gesù, resa ancora più travagliata dai tanti ostacoli interposti dai diavoli. E’ una storia scritta con un linguaggio  popolare per la presenza tra i protagonisti di pastori contadini cacciatori. Tra questi due napoletani: Razzullo, scrivano, interpretato da Rino e Sarchiapone, barbiere, interpretato da Marialuisa, dotata di particolare fascino, diventa inguardabile con barba e goffa negli abiti di scena perché gli occhi si colmano di lacrime per le risate. Entra nel personaggio perfettamente per il  rispetto che ogni bravo attore deve al suo pubblico.  Rino, noto già nei suoi precedenti lavori nel ruolo di Pulcinella sullo stile classico di Petito e dell’avvocato Tartaglia, è una sicura garanzia di comicità nei panni di Razzullo. Non c’è alcun dubbio  che sarà uno spettacolo divertente. I “Lazzari” ancora una volta  offriranno due ore di genuina ilarità. Lo spettacolo offre informazioni storiche sulla vicenda  in scena perché Rino intermezza il recitato con  spiegazioni sui personaggi. Fa suo, un po, lo stile di Dario Fò.

E’ uno spettacolo della tradizione napoletana che si ripeteva ogni anno molto seguito da  ogni   ceto per il suo abbinamento spassoso del sacro al profano. Interpreta la struttura del linguaggio muto immobile raffinato esoterico del presepe animato solo da scrosci d’acqua, da luci fioche, da scintille sfavillanti del fuoco accesso nella taverna a fianco alla grotta. Il fuoco è l’Inferno, abitato da un’umanità intenta a gozzovigliare, la grotta è il Tabernacolo. Razzullo e Sarchiapone voluti da Perrucci nella storia, simile ad una favola, è per rendere omaggio a Napoli che nel 1025 aveva già il primo prototipo “nelle sacre rappresentazioni” in “Santa Maria al presepe” in cui la stalla era con  “tettoie in legno” . Nel 1223 a Greccio un  francescano napoletano lo realizza   e da allora viene diffuso in altre chiese. Perrucci legge nel presepe la dualità del divino e dell’umano legato ancora alla cultura pagana. Angeli che cantano le lodi di Dio e popolo immerso nella realtà con i suoi mestieri e le antiche usanze.

Nessuno, proprio nessuno, può esimersi dal ridere, dal cantare con Rino e dal ballare con Luisa. Il Duo, riflettendo, porta alla memoria la storia del teatro della Commedia dell’Arte. Gli attori si scrivevano il canovaccio, viaggiavano con le loro attrezzature sceniche e si esibivano presso coloro che li ospitavano. Per i “Lazzari” non sono castelli ma associazioni culturali. Lo spettacolo prevede piacevoli sorprese. Una è l’esordio di Federica Mosca, attrice a dodici anni. In quale ruolo? E’ un segreto che non voglio svelare. Posso solo dire che è molto brava. Sarà sicuramente molto emozionata e andrà aiutata con tanti applausi.

“Lazzari e Briganti” per i contenuti e per l’opera di divulgazione culturale profusa, godono del patrocinio morale del “Club Unesco Napoli” e dell’associazione Megaris.

Una seconda replica si terrà nello stesso luogo il sabato 28 dicembre alle ore 17,30.

Terza  dom. 5 gen. Ore 20,30 in S. Maria delle Grazie a S. Gregorio Matese (CE).

Per informazioni e prenotazioni info@lazzariebriganti  o, meglio, al 393.0408189.

 

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