Elisabetta Baldassare

di Italo Pignatelli

 “Il realismo magico nella pittura di Elisabetta Baldassare” ideata e curata da Antonio Filippetti direttore dell’Istituto Culturale del Mezzogiorno è una copiosa personale sulle terrazze di Castel dell’Ovo. Scrittrice sceneggiatrice regista scultrice, diplomata in pittura ha studiato  francese e  tedesco e ha,  anche, partecipato a concorsi di illustrazione. Filippetti scrive “ ha esplicitato il proprio credo poetico secondo una direttrice diremmo tutta intimista e legata ad una vocazione magmatica capace di captare impulsi e sensazioni provenienti da angolazioni diverse e “generi” differenti. Elisabetta in una intervista afferma “l’arte è una sfida di libertà. Approfittavo di ogni momento in cui le mie dita avevano voglia di muoversi sulla carta a dire tutta la verità su di me immersa in questo mondo oscuro e bugiardo. Le mie opere sono impressioni momentanee che ripercorrono le avventure di una piccola donna. Sono racconti di favole mie e di miei sogni in immagini ingenue”. La sua pittura sono racconti epifanici. Sono frammenti di narrazioni con opportuni sostantivi, con aggettivi qualificanti e verbi coniugati in prima persona in un passato remoto. Nell’originale codice di comunicazione, Lei transita nelle forme, le esige centrali, canta l’impossibile dimensione del silenzio col suo mistero dell’inquietudine, spesso ammicca alla tentazione contemplativa, evidenzia sussulti percettivi e struggenti della vita nei giorni delle bambine e delle adolescenti “essere guardata”, “avida di bellezza”.

Il suo è un perpetuo navigare tra i transiti spinosi ed ininterrotti dei pensieri e dei sogni tutti destinati ad infrangersi sugli scogli dell’inflessibile realtà flagellata da alcune tempeste mentali che spesso rendono mostruoso l’immaginario e mortificano l’istinto vitale “battaglia”, “è un invito o un inganno”,”ipocrisia”. Non separa la fisicità dei giovani corpi dai riflessi inconsci e dai disturbi  di Psyche inseparabile in ogni creatura nelle ombre della sua esistenza. S’interroga sui sentieri terreni delle esperienze umane “prajnaparamita”, “tele specurali”.

Fa arte sui sogni, sui giochi infantili, sugli incontri, scanditi dal pendolo della vita. Sono zattere che vagano nei vasti mari del pensiero e sugli assilli delle proprie interiorità che disseminano terrore desolazione illusioni e, talvolta, ospitano ossessioni e nevrastenie pronte e infierire contro sé stessi “fuggendo lontano”.

Nel suo fare primeggia  Eros  che esige di bramare vivere sogni di amore. IL suo occhio vede la gioia di vivere nei giochi dei piccoli sulla spiaggia “l’attrazione del castello di sabbia”, sui prati “ho fatto un suono”, “la gara”, nei loro primi incontri con l’altro sesso “corpo”, felici di essere protagonisti nella poetica pittura  che auspica la poesia nel mondo marcando il suo sogno con vivaci colori, segni tracciati con veloci segni molto spontanei con tanta intatta giovanile gioia di comunicare la sua voglia di incontrare gli altri con i suoi versi dipinti su tele.  

Napoliontheroad 6 settembre 2013


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