Gli stranieri parlano del Presepe

Italo Pignatelli

Il presepe è una plastica rappresentazione degli avvenimenti verificatasi quando nacque Gesù. L’origine coincide con le Crociate. Il ricordo della Terrasanta e il Vangelo ispiravano una fedele artistica riproduzione dei luoghi realizzati anche da  scenografi e costumisti. Scrittori stranieri giunti nel ‘700 e nell’800 (il Gran Tour) a Napoli raccontano la tradizione del presepe. Sharp (1765)“I napoletani espiano i loro peccati in questa stagione (Quaresima) con molta assiduità religiosa. Un mese prima della Quaresima segue una specie di funzione religiosa particolare; essa non è conosciuta o poco esercitata in altre città d’Italia. Si fa un presepe nelle chiese e in case private. Il costruttore presenta figure e fatti storici che l’Evangelo e, talvolta, il suo ingegno gli suggeriscono. Ma ciò che rende il presepe attraente e interessante per una persona di buon gusto è la disposizione artistica delle figure sullo sfondo di un paesaggio in prospettiva  che illude meravigliosamente l’occhio. Saint (1759) “il presepe a Napoli è un “tableau della nascita del Signore”, per la sua perfezione, diventa degno dell’attenzione dell’artista e dell’uomo di gusto. Decorazioni e accessori sono distribuiti o raggruppati con arte e con magia che supera ogni descrizione o immaginazione. Rovine, case di contadini, fiumicelli, ponti, cascate, monti, sono di cartapesta con sughero e muschio che, nell’insieme, provocano un’eccezionale illusione con le sue varie tonalità di colore. Moszynski(1784) “il Presepe è uno spettacolo a Napoli espresso con le risorse dell’arte così perfetto da essere venduto a stranieri presenti in città per il suo clima mite.” Goethe(1787) “E’ un altro svago caratteristico della Napoli gioconda”  Gorani(1793)” In Spagna, è divertimento per la famiglia reale così per la corte di Lisbona. Ho visto dei simulacri belli a Vienna e a Monaco ma è a Napoli che si trovano i più bei presepi.” “Rehfues(1808) distingue il presepe napoletano da quello romano. Il primo è ammirevole per le belle figure e la presenza di Pulcinella che con la sua allegria toglie il senso della devozione dei pastori. Il secondo si caratterizza per la verosimiglianza dei paesaggi. Paragona quello della Cappella Sistina al Miserere dell’Allegri. “In Betlemme le osterie presenti nel presepe somigliano a quelle napoletane”. Brun(1810) “Qui tutto vive si muove e gode. Ho visto, in ognuno, non meno di cinquanta o duecento pezzi tra esseri umani, cavalli, asini, cammelli, dromedari, greggi di pecore, ecc. Vi è un susseguirsi di immaginazioni che formano una successione di scene che mutano colore, brulicano di vita in un mondo magico che sfocia in una bella prospettiva del golfo di Napoli e del paesaggio circostante. A Roma una idealità silenziosa e grandiosa; a Napoli espansione di vita di natura e gioia”. Orloff(1812) “E’ frutto di antica superstizione l’usanza del presepe. In uno scenario  ampio, si raffigurano incantevoli paesaggi movimentati da gruppi di pastori  e pastorelle che ballano e giocano, città con i campanili, uomini di tutti i mestieri, vestiti alla moda dei giorni nostri. Tutti i personaggi sono in legno, perfettamente intagliati e rifiniti, i Magi sono ricoperti di perle e pietre preziose.  Le prospettive sono estremamente curate. Insomma, sono dei veri e propri quadri sull’argomento. Ho saputo che uno è costato 6.000 franchi. Denaro ben speso!”. Kopisch(1856) “Si resta sorpresi dalle piccole colorate figure in creta ricche di gestualità semplice e viva, di quel linguaggio dei segni che è tipica caratteristica dei napoletani”.

 

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