Il Mercante di Laura Angiulli

di Italo Pignatelli

L’opera di Shakespeare “il Mercante di Venezia” in scena alla Galleria Toledo è una lezione di teatro. Angiulli regista, ancora una volta, dimostra come si rende contemporaneo un testo classico. Lettura attenta, rispetto della poetica e della filosofia dell’autore, bravi attori, cura di ogni dettaglio scenico, esperti collaboratori, rendono vivo il teatro dell’500.

Massima attenzione va posta nell’allestimento scenico per ringiovanire un testo datato. Ed ecco che Rosario Squillace crea un impianto ingegnoso denso di molteplici significati che oltre a stupire fanno meditare. Raddoppia l’area scenica portandola in platea e la ricopre con un velo d’acqua che non ricorda solo la laguna ma il Mare nostrum che unisce popoli di diverse culture e religioni. I protagonisti, gente di mare, si muovono con calosce e gli schizzi creano suoni che danno ritmo alle parole. L’acqua non è stagnante ma silenziosamente va verso il pubblico unendo attori e spettatori. Si rievoca il teatro del passato in cui il pubblico era assiepato intorno al palco. Il teatro era luogo di incontri, si discuteva, si facevano affari.

Alla Galleria regna il silenzio. Tutti sono rapiti dalla dinamicità dello spettacolo creato da Laura avendo tolto il superfluo. La storia si svolge tra Venezia e Belmonte. Una città della realtà diurna l’altra regno della notte attimi di sogni. Sapientemente, in scena, sono vicine perché ognuno aspira ad una vita fantastica. Gli uomini dediti agli affari sono nell’acqua, immagine  di vitalità, chi sogna giace a letto. Altro aspetto interessante è la compresenza di tutti in scena. Nessuno lascia la città o abbandona le illusioni. Le luci, progettate dall’artista Cesare Accetta, chiamano in scena gli attori. I costumi dei maschi sono attuali e neri con qualche dettaglio dell’epoca. Le  donne, simboli di bellezza e inventiva, vestono abiti vivaci.

Giovanni Battaglia interpreta Shylock, l’ebreo. Vive intensamente il personaggio, usuraio e uomo solo, offeso deriso e umiliato in un mondo cristiano, si oppone a tutto e a tutti.

Sempre attento a dosare toni e gestualità, offre momenti recitativi di alta drammaticità sul finale quando deve ripudiare la sua religione, rinunciare alla vendetta, privarsi dei suoi beni.

Alessandra D’Elia è Porzia, giovane bella ricca regina di Belmonte regno del Sogno. D’Elia, come Porzia nella commedia, domina la scena. Affascina nei vari ruoli in cui l’Autore l’ha resa protagonista. Orfana, sola con Nerissa(Chiara Vitiello) serva-amica, giustiziere in difesa dell’amico del suo sposo, desiderata da tanti, volitiva, donna che cerca la parità con l’uomo.

Rappresenta romanticismo, amore, sessualità. E’ la donna di oggi figlia dell’emancipazione.

A Bassanio(Antonio Marfella), marito infedele che non ha mantenuto la promessa, gli parla con asprezza “io diverrò liberale come te, non gli negherò nulla di quello che ho, né il mio corpo né il letto”. Stefano Iotti esalta con professionalità la figura di Antonio, il mercante, uomo nobile e generoso con gli amici e con chi vive momenti di ristrettezza economica.

Gianluca D’Agostino interpreta Lorenzo che fugge con Jessica(Fabiana Spinosa), figlia di Shylok, e nel ruolo di Lancilotto, servo gioioso, rievoca la Commedia dell’arte e Arlecchino.

Fabiana è la giovane che fugge dall’autarchico padre per vivere amore conoscenza e libertà.

Michele Danubio è Graziano, Marocco, Doge. Cambia abito ma rimane sempre molto bravo.

Chiara è spalla ideale per Porzia. Vivace, ironica, astuta,  regge la scena a pari di Alessandra.

Porzia con Shylok è la protagonista per Shakespeare. Il teatro è finzione. Il drammaturgo inglese è bravo nello stupire. La commedia è tessuta con inganni da commedianti di Plauto. Il titolo, non coincidendo con la storia, aumenta le sorprese. Angiulli ha esaltato l’alternarsi delle vicende e il contrasto tra i due mondi. Repliche fino al 16 novembre alle ore 21, alle 18 domenica. Galleria Toledo via Concezione a Montecalvario 34. T. 081.425037- 081.415935

 

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