Un boss sul palcoscenico

di Italo Pignatelli 

 

“‘A Chiena”, atto unico della durata di circa un’ora, di Ivan Luigi Antonio Scherillo e di Diego Sommaripa presentato al Noveau Theatre de Poche di Napoli con Pippo Cangiano nel ruolo di Aniello, boss ricercato dalla mafia cinese e dalla camorra. La storia in scena si svolge dal 14 al 18 novembre. Il 17 è il giorno fatidico tanto atteso da Aniello che ha fatto fortuna con le due organizzazioni criminali e la complicità dei politici e di altri corrotti. Ora è costretto a vivere come un topo in un bunker “quattro metri sotto terra” privo di ogni conforto ed anche di una piccola finestra. Pur avendo sfruttato la manodopera cinese odia ogni prodotto “made in China”. Il suo odio non fa pensare ad una volontà di chiusura con il suo losco passato. Cangiano è perfetto nel ruolo del malavitoso. Calibra voce e gestualità alla perfezione. Col timore di essere ucciso vuole raccontare cenni della sua vita ad una giornalista. Sceglie la bella Lavinia, Sara Missaglia, giornalista televisiva. L’incontro quotidiano tra i due è la parte più interessante. Due culture a confronto.

Aniello rozzo e volgare nutre adorazione, come ogni camorrista per Padre Pio, ed è infatuato per la Callas tanto da aver imposto il nome di Maria alle sue due figlie. Si nota che ignora la raffinatezza dell’arte del soprano e ignora il senso dei messaggi del Santo.

Lavinia, interrompendo i monologhi di Aniello, riesce a conquistare la sua fiducia e tenta  con  pietanze prelibate e  la sua cultura di mitigare in lui violenza arroganza e xenofobia.

Confessa di non aver mai ucciso. Costringere a lavorare in condizione di schiavitù alcune centinaia di uomini donne e ragazzini non è uccidere? Fare affari illeciti e frodare lo Stato e l’intera comunità  non è reato grave  anche perché la punizione per tutti è spesso molto blanda e per i politici e i “coletti bianchi” diventa vergognosamente sempre inesistente.

Missaglia si mostra diligente nel suo ruolo, attenta nella mimica e padrona della scena.

Appare molto ironica la figura dell’avvocato, Emanuele Scherillo, vestito con abiti dismessi da uno spacciatore e con le parti del corpo visibili tatuate come un fumetto.

Diego Sommaripa regista, Gennaro in scena, è il figlioccio del boss e aspira per sete di denaro a  ricoprire il suo ruolo ma, per un attimo, Antimo appare savio e umano nel fargli intendere che la vita da delinquente dà ricchezze, mai felicità e la certezza di essere uccisi.

La commedia è  imbastita su un tema aspro che ha poco in comune con la cultura e l’arte. Caravaggio fu il primo artista a prendere come modelli dei malavitosi ma li ha sempre  dipinti lasciandoli in ombra. Un esempio è la sepoltura di Santa Lucia in cui i due becchini energumeni, pur essendo in primo piano sono privi di colore mentre in prospettiva nel cono di luce appare la Santa. Le sue Madonne, donne popolane, non hanno l’aureola.

Tommaso Vitiello ha ricoperto il ruolo di aiuto regia, Armando Alovisi ha curato le scene, il disegno delle luci è di Ettore Nigro, le musiche sono state scelte da Marcello Cozzolino.

 

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