due donne in UNA

 

Lidia e Gisella, amiche dall’adolescenza, sono le protagoniste dell’ultimo romanzo “la Bambola sulla Sedia” di Mariacarla Rubinacci edito da “Statale 11”.“ E’ una vicenda di donne” scrive Marisa Vettali nella presentazione. Le ragazze sono a Milano, studiano all’ Università, vivono in un appartamento e sognano il loro futuro. Lidia ricorda e racconta sotto dettatura di Mariacarla. Il lettore amico ode la voce delicata dell’autrice e gli appare al suo fianco nitida la sua immagine. “Lo stile narrativo è svelto e fresco come lo è il linguaggio dei giovani” commenta la Marisa. Si viene  cullati nelle minuziose e raffinate descrizioni dei paesaggi, dei luoghi meneghini, degli umori. E’ un incrocio di disagi quotidiani con tanti sogni, di illusioni con delusioni, di sorrisi con lacrime, di attimi frenetici e godimenti fisici e psichici di relax intimo domestico. Alcune pagine si trasformano in tante loquaci forbite  fotografie in cui appaiono tramonti, profonde riflessioni, emozioni pulsanti e segrete timide pudiche confidenze  che appartengono proprio esclusivamente a tutte le donne. Lidia e Gisella inseguono differenti percorsi del loro futuro.  Stili  opposti di vita. Ma, la Rubinacci fa leggere, tra le parole non scritte, che le due amiche sono molto simili nei segreti sogni che non confessano al proprio io  neanche se sole nude allo specchio. L’una cerca lo stile dell’altra per esserle anche inseparabile amica. L’indomito desiderio dell’uomo è: vivere altre esperienze, ritenere inadeguate le scelte del proprio destino, percorrere i sentieri dell’ignoto, navigare nel buio della notte sull’oceano del mistero. Lidia cerca nella memoria la sua amica per colorare la sua vita immersa in un inappagato stinto grigio quotidiano. La sua autostima vacilla. Le sue convinzioni si frantumano. Lei, però, rimane abbarbicata alla memoria, agli affetti, al culto dell’amicizia che “è per l’autrice come parlare d’amore”. Il romanzo stimola ad una comunione di sentimenti che riempie i vuoti dell’esistenza e spinge ogni uomo verso l’altro. In ossequio a tale principio, Mariacarla testimonia con la sua sensibilità di artista l’importanza della ricerca degli affetti anche tra le diversità individuali per dotti confronti intellettuali, per fuggire dalla cultura massificata, per il proprio spirito critico e creativo. E’ un invito ad uscire dalla mediocrità a rinverdire la nobiltà dell’amicizia recuperando anche il valore della memoria. Non è un’analisi basata sul rimpianto dei bei tempi andati della giuliva giovinezza ma è una conclamata testimonianza di recuperare la perdita di quei valori assoluti paradossalmente riposti in soffitta da una colpevole moda disonorante. La memoria è l’eredità di ogni uomo. Nessuno può  essere estraneo alla propria storia. Non si può gettare nello stagno ideali affetti e i propri valori. Il romanzo sembra un giallo-rosa. Non c’è un morto ma una vita nuova. Termina con un futuro. Le due donne si fondono in un’altra donna. Le due nature s’incarnano in  un’altra, mannequin molto bella  come Gisella, eccentrica top model, e come Lidia, amorevolmente premurosa, nata dalla loro affettuosa sincera costante amicizia. La lettura si rende avvincente come un giallo per il vivace susseguirsi di impreviste vicende tanto da voler leggere le parole non scritte e si è indotti a dover riflettere su certe azioni e sulle coerenti conseguenti  reazioni. L’una è complementare dell’altra? “Io continuo ad essere l’immagine della ragazza essenziale. Gisella si diverte a coltivare la sua eleganza”.  Gisella sparisce la prima volta dalla vita di Lidia perché si scopre innamorata del marito dell’amica? E la seconda volta, trovandosi in stato di gravidanza, si nasconde delusa perché non è più una Barbie “felice di piacersi e di piacere”. Si sente fuori dall’immagine inebriante di manichino che aveva modellato sin dall’infanzia. “Era una bambina che giocava a fare la donna”. E con narcisismo affermava spesso “Io viaggerò. Lo so con certezza: il mondo mi sta aspettando” e  “Voglio essere proprio come quelle bambole con le quali giocavamo da bambine, ricordi?”. Nelle ultime pagine appare la bambola sulla sedia. Chi sarà? Chi studia Lettere antiche per insegnare o l’avvenente libellula Gisella?   Il romanzo è consigliato ai tanti  maschi per conoscere e apprezzare la sensibilità femminile. Agli uomini è nota.  Va tenuto fuori dagli scaffali  della nostra libreria per  consultarlo negli attimi di solitudine e per essere vero amico dei propri amici.

Napoli 12.2.2012

Italo Pignatelli

  

 

Condividi