Breve storia del Porto di Napoli

Il vicereame spagnolo (1503-1707)

di Gabriella Pesacane

Il secolo XVI si apre all'insegna di un diffuso offuscamento che coinvolse tutte le attività economiche  e mercantili della città, al punto che da capitale, Napoli diventa città satellite del trono di Spagna. Sarà solamente con l'arrivo di Pedro de Toledo che la città e dunque il porto, ritorna al suo antico splendore. I continui conflitti bellici avevano distrutto l'arsenale che si trovava verso l'antica dogana a sua volta ricostruita nel 1476.

A quell'epoca la configurazione della zona portuale è  quella sostanzialmente riportata nella mappa del Lafrery (redatta nel 1566), in particolare nella tavola 3, è riportato il Castel Nuovo ammodernato, cinta da una nuova cortina a bastioni, a sua volta circondato dal fossato. Il Lafrery non riporta invece l'Arsenale presente nella tavola 3 della veduta del Duchetti redatta nel 1585. Tanta è l'importanza paesaggistica e architettonica che l'autore attribuisce alla fabbrica, da disegnarla con un taglio prospettico autonomo rispetto al resto.

Per quanto riguarda il Castel nuovo, i disegni dell'archivio di Simcas, fanno ben vedere come i bastioni, non più lambiti dalle acque, siano destinati a fabbriche per le truppe militari e a depositi delle polveri. Nella veduta generale, è evidente il mutato rapporto dimensionale tra il Largo delle Corregge, ormai di molto ridotto, il Castello e la darsena, a causa dell'assenza dell'antica chiesa di San Nicola.

Fu il viceré a deciderne l'abbattimento per agevolare l'ingresso delle navi, rimuovendo la chiesa, fu  possibile allungare allo scopo il molo piccolo; all'interno del porto, sull banchina viene anche eretta una fontana di marmo tipica dal gusto spagnolo. Le cronache del tempo, parlano infatti, di due fontane e di una nuova strada tra i due moli. Costruita su disegno di Domenico Fontana nel 1596, reca in sommità la statua della sirena Partenope. Contestualmente, si pone mano anche a lavori di sterro di quella zona del porto interrata dai detriti provenienti da San Martino; operazione questa, costosissima, iniziata nel 1593 richiese ben cinque anni di lavori ininterrotti.

Si va in tal modo delineando l'area detta del Mandracchio tuttora esistente. Tutto quanto fatto dall'inizio del vicereame spagnolo, venne distrutto da una nuova bufera, pertanto il viceré chiese nuovamente l'intervento di Domenico Fontana. Questi propose lo spostamento del porto tra Castel Nuovo e l'isolotto di San Vincenzo, ovvero dove oggi lo vediamo. Grazie ad imponenti lavori di ingegneria, l'isolotto viene annesso alla terraferma sì da ottenere un fronte di scogliera protettiva molto più lungo del precedente. Il progetto però, fortemente innovativo, si rivelò altrettanto costoso al punto che, Filippo II decise di non completarlo. Ciononostante, agli inizi del '600, il porto ebbe il suo magnifico arsenale con venti arcate.

Le misure protettive messe in atto, non erano ancora sufficienti a proteggere il fronte del porto,il molo ancora in pessime condizioni, l'affollamento di ambulanti e bancarelle aggravavano la situazione, dunque, si decise di portare a termine il progetto di Fontana ma, spostando l'attenzione dal porto ad una nuova darsena da ubicarsi sotto il Castello  e a Sud-Est del vecchio palazzo reale. Nel 1668 la darsena divento parte integrante dell'arsenale.

Per una lettura puntuale degli elementi componenti il nuovo porto, si può consultare la veduta dello Stinemolen, redatta nel 1582, riporta la Lanterna sul molo costruita nel 1476, l'ampliamento del molo piccolo e i giardini del palazzo vicereale. La Lanterna, diventa in questo periodo il soggetto preferito dei vedutisti e dei pittori.

Nei successivi cinquantanni, il porto non sarà oggetto di lavori; bisogna attendere che la Sicilia si ricongiunga al Regno, solo allora Napoli riconquisterà nel Mezzogiorno, quell'egemonia che manterrà fino all'Unità d'Italia.

(continua)

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16 aprile 2013

 

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