Breve storia del Porto di Napoli

Il Periodo Aragonese

 

di Gabriella Pesacane

La lunga stagione aragonese, segnò l'epoca d'oro delle vita e dell'economia napoletane.

Con l'avvento della reggenza aragonese, iniziata con Alfonso I nel 1442 e proseguita da Ferrante I (che introdusse la produzione della seta a Napoli), il commercio si vivacizza come in passato. Grazie ai nuovi scambi commerciali che avvengono via mare, si avvia un ulteriore ammodernamento delle strutture portuali che vengono allargate e fortificate come nel caso del Molo Grande, protetto da una nuova scogliera e arricchito con magazzini, depositi e piccole fabbriche a vario titolo.

 Alla  lungimiranza di Ferrante I, si deve la costruzione del primo Faro di Napoli con “torre ad uso di lanterna”. Per molti secoli, il Faro del porto di Napoli, edificato nel 1487 sulla parte terminale del molo (e costato alla città ben 20.000 ducati), è stato il più importante d'Europa, basti considerare che altrove, per rischiarare la via ai naviganti, si faceva ancora ricorso  a fuochi e falò. Per la costruzione del Faro, venne chiamato a corte tal  Luca Bengiamo, una persona piuttosto bizzarra, questi, infatti,  chiese  ed ottenne di costruire per sé un mulino a vento proprio sul molo.

Il Castel Nuovo, che da sempre è considerato parte del porto, fu in massima parte ricostruito sotto il regno di Alfonso d'Angiò; si lavorò alla a fabbrica fortemente danneggiata dagli eventi bellici verificatisi con la reggenza di Giovanna I, dal 1443 al 1458. Ancora oggi sono leggibili gli elementi di transizione che la  trasformarono   da fortezza a castello propriamente detto. Così, una nuova, imponente cinta muraria con un sistema di antemurali, rinforzò il sistema di difesa affinché il castello fosse protetto dai colpi di artiglieria. In tal modo, si definì un'area interna  agli antemurali detta “cittadella”. Dalla Tavola Strozzi, si evince la profonda modificazione che interessò il tessuto urbano circostante quale naturale conseguenza dei lavori di sterro e riporto che modificarono la pianta del piano di calpestio.

Nella Tavola Strozzi, si leggono altresì le posizioni del   molo e della Piazza San Nicola, collegati da uno slargo interno alle mura chiamato Piazza Nuova; superato questo primo filtro tra gli antemurali  e il castello, (separati dall'ampio e profondo fossato), attraverso un sistema di porte, si giungeva infine al ponte levatoio.

A questo punto della storia, nel porto coesistono costruzioni e stili appartenenti alle precedenti epoche ed i recenti interventi aragonesi. Da una parte la duecentesca Torre di San Vincenzo, una piccola fabbrica di tale bellezza da dominare le guache  e le vedute di tutte le epoche successive unitamente al palazzo dei Principi di Taranto della stessa epoca; affiancati a questi, il rinnovato castello, la nuova banchina, il tracciato delle mura ,meridionali e sul fondo, gli antemurali che contengono i primi giardini reali.

Tuttavia, in epoche di conflitti bellici pressoché continui, il porto era una sorta di cantiere permanente. Il pericolo rappresentato dalla Repubblica Marinara di Genova, i danni creati dal conflitto tra i D'Angiò e i D'Aragona, portarono ad ulteriori rafforzamenti ed ampliamenti. Stavolta però, la costruzione del ponte orientato verso San Pietro Martire,praticabile per l'attracco di piccole imbarcazioni, conferì alla darsena una sorta di vocazione turistica, infatti, verso la fine del secolo, diventò zona di villeggiatura altamente qualificata.

(continua)

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3 aprile 2013

 

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