Breve storia del Porto di Napoli

Le fortificazioni dell'età normanno-sveva

di Gabriella Pesacane

Intorno all'anno Zero, l'orografia della città andava modificandosi con il mare che si incuneava al suo interno, dividendo la parte Orientale da quella Occidentale attraverso impervie scogliere. I luoghi erano caratterizzati dai Pendini, discese che dalle alture scendevano a mare e servivano “da displuvio per uomini, cose e acque che si portano al mare”,comprese le fognature sotterranee.

La prima cinta muraria fu eretta in quei tempi per volere di Adriano, questa non assecondava l'andamento del terreno che avrebbe previsto l'ampliamento della spiaggia e l'innalzamento della città, bensì si dispiegava parallelamente alle alture.

Nel 423 d.C. Valentiniano III, fece erigere una possente cinta muraria che rese Napoli, una delle città costiere meglio protette  e munite di tutto il Mediterraneo .

Messo a tacere l'Impero Romano, Napoli abbandonò del tutto la città delle cultura e degli artisti, diede l'addio alla vita che richiamava tutta la migliore società dell'epoca, alle sue produzioni e ai fiorenti commerci nel Mediterraneo. Gli eventi bellici, infatti, la sconvolsero: Belisario la saccheggiò ed il goto Totila ne rase al suolo le mura. Tuttavia, questo periodo infausto, non era destinato a durare, con i Longobardi alle porte e con loro Benevento, desiderosa di impossessarsi di quella appetitosa dependance sul mare. Fortunatamente l'assedio dei beneventani  del 592 d. C. fallì. Fu solo nel 661 d.C. Però, che l'imperatore Costante II, fondò il Ducato di Napoli.

In questo periodo, il porto non ha molta storia, solo alcuni documenti del secolo XI, citano il Molo Piccolo, pare, infatti, che il vecchio fosse scomparso, fagocitato da una pianura detta Campanium.

Nel 836 d.C. Napoli si allea con i saraceni inviando le proprie navi  a dare loro manforte nell'assedio di Messina ma, già dieci anni dopo, la città di libera dello scomodo alleato; frattanto oi napoletani erano riusciti  a darsi prova di essere nocchieri, armatori e naviganti, sì da rendere possibile nel porto, la costruzione dell' Arcina ovvero l'arsenale.

Fra i secoli X e XI, Napoli visse il fenomeno di una massiccia immigrazione dovuta alla rinascita delle attività mercantili ed artigiane; la ritrovata attività manifatturiera diede impulso ai traffici marittimi e rese indispensabile l'ammodernamento delle attrezzature portuali.

Il porto dell'epoca era diviso in due bacini da un molo, detto “di mezzo”; un bacino era denominato “de illu arcina” e l'altro “de illu vulpum”. Al periodo tranquillo del Ducato si alternarono altrettanti periodi resi turbolenti dai Normanni e dagli Svevi; la carestia e la fame furono le prime piaghe che la città patì a causa dei lunghi assedi. In seguito, quel che pese in termini di autonomia e politica, Napoli lo riguadagnò in termini di economia e di traffici marittimi. Si riappropriò del mare e degli scambi, quindi crebbero di pari passo le esigenze di dotare il porto di adeguate strutture militari e commerciali essendo ormai, quelle esistenti,di fatto obsolete ed inidonee a svolgere nuove funzioni.

Pertanto nel 1239, Federico II ordinò la costruzione di un altro arsenale in grado di alloggiare da sei a otto galere, e contemporaneamente, il compimento della varie darsene sparse in altri luoghi. I lavori però vennero intrapresi solo all'inizio del secolo successivo.

 

Con l'avvento di Carlo I d'Angiò, si erige la Reggia a Castel Nuovo, il castello, costruito in soli quattro anni, ebbe caratteristiche funzionali e costruttive di reggia e fortezza per rispondere a precise esigenze strategiche. Edificato nella piana che da Pizzofalcone scendeva al mare, Caste Nuovo, meglio noto come Maschio Angioino, sorse a ridosso del porticciolo  detto di Vulpulo (ovvero la platea di porto Pisano), con un lato rivolto verso l'antico castrum ed un altro bagnato dal mare.

La fabbrica a pianta quadrangolare, con numerose torri (maschi), fu progettata da Pierre De Chaule, della costruzione originaria, oggi rimane solo la cappella palatina ma, sicuramente, le successive trasformazioni aragonesi ne ricalcano le forme di partenza. La costruzione del castello costituì, in definitiva, la conclusione del disegno urbanistico che aveva interessato tutta la piana giacente tra il mare e la cinta difensiva di età ducale iniziata con Castel Capuano. In seguito, nel giro di pochi anni, sorsero intorno alla residenza fortificata, numerose attività complementari alla vita della casa reale (secondo lo schema di città medievale riconoscibile in tutta Europa), ivi si costruirono, infatti, dimore signorili ed aziende artigianali.

 

Il porto intanto si ampliò a Sud fino all'attuale Ponte della Maddalena; davanti alla chiesa del Carmine, venne aperta una porta cittadina detta del Moricino, in sostituzione delle vecchie mura di cinta. Da un inventario eseguito nel 1278, risultava che i magazzini della Curia si trovavano presso la spiaggia denominata “Montis Mosardi”, contigua al porto che, appunto, corrispondeva ad un'ampia curva di lido, quella dove si costruì il castello. Si ritiene che questa spiaggia non fosse troppo distante  da Santa Lucia dove si trovavano il Molo dei Provenzali  ed il magazzino con i suoi 1037 strumenti di navigazione. Detto magazzino fu oggetto di rinnovamento nel 1280  ad opera del Vice Ammiraglio del Principato di Terra agli ordini di Carlo d'Angiò.

In quell'ultimo scorcio del secolo XIII le attività portuali della città si intensificarono con particolare riguardo per quelle militari; circa sei anni dopo vennero  risistemate   la recinzione esterna al porto detta “palizzata” e le catene di protezione delle navi. Tuttavia, i depositi di sabbia  , detriti e limo accumulatisi negli anni di ristagno delle attività marittime , continuavano ad inficiare la sicurezza delle strutture portuali. Sotto il regno di Carlo I d'Angio, era stata costruita la Torre di San Vincenzo a scopo difensivo situata sull'isolotto dove prima sorgeva un convento,dunque, nel 1302 ripresero i lavori di edificazione dei moli, necessari al contenimento delle acque e al drenaggio dei fondali.

L'opera fu talmente vasta e costosa,  da richiedere il pagamento di gabelle ai mercanti che si servivano delle attrezzature e fu ultimata nell'arco di sei anni  sotto la direzione di Riccardo Primario. La costruzione dell'Arsenale, resa necessaria dall'intensificarsi del traffico di merci e dall'incremento della flotta di guerra, e la costruzione della Lanterna, conferirono al porto, l'assetto che tenne fino al 1700 circa. La retrostante porzione di suolo fu adibita a mercato.

Nel corso della realizzazione dell'opera, nel 1305, sul litorale napoletano si abbatté una tempesta che danneggio seriamente tutto il porto. Carlo I pertanto commissionò all'Architetto Venuto Castagnola il progetto del “muricino” ossia un antemurale da edificare sulla spiaggia del Carmine.

Purtroppo le nuove strutture non si rivelarono sicure, tant'è che nel 1334, nuovi imponenti lavori furono eseguiti per volere di Roberto d'Angiò. Questi riguardarono l'ampliamento della vecchia darsena, la costruzione di un secondo Arsenale da collocare a ridosso di Castel Nuovo nella località nota come “Suppalazio” ma, anche il secondo edificio non riuscì a rispondere ai requisiti di sicurezza necessari. Allo scopo, il sovrano richiese ben  ventiquattro fabbriche,  una sorta di base ricovero per ciascuna nave della flotta; ciò non sembrò ancora sufficiente, sicchè il terzo arsenale fu progettato da Attanasio Primario ma, stavolta, si edificò il più grande arsenale del porto di Napoli, ubicato sulla spiaggia del Moricino, suddiviso in trenta “contenitori” adatti per una o due galere. L'imponente opera, purtroppo, fu distrutta 38 anni dopo da un violento maremoto.

Il senno di poi, indusse gli architetti ad erigere le dighe foranee con la gettata di una scogliera. Comincia così a conformarsi un vero porto che vedrà ulteriori, significativi interventi nel successivo periodo aragonese. 

(continua)

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13 marzo 2013

 

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