LA MOSTRA D ’OLTREMARE

Gli edifici degli anni Quaranta

Parte quarta

di Gabriella Pesacane

 

Torre del P.N.F.

Progetto: V.Ventura

Sculture:  Monaco e V. Meconio

Ventura vincitore del concorso bandito per la realizzazione della Torre, realizzò quattro prospetti diversi; due fronti pieni rivestiti in travertino individuano il volume piuttosto tozzo della Torre che, attraverso le sole dimensioni geometriche risponde all’esigenza di monumentalità; gli altri due prospetti sono alleggeriti per sottolineare il rapporto esistente da un lato con il Piazzale, dall’altro con l’Esedra.

L’edificio è a base quadrata, appoggiato ad un basamento di laterizio decorato dai bassorilievi i Meconio e Monaco (autori anche della statua della Vittoria Fascista); queste opere però sono andate distrutte in quanto realizzate in cartongesso dato il loro carattere provvisionale.I prospetti trasparenti sono realizzati in vetro con superfici scandite da otto fasce uguali recanti un brise- soleil sorretto da mensole aggettanti dalla struttura interna in cemento armato. Dalle sezioni si legge l’articolato sistema di scale che inizia dopo il blocco unico del primo livello, lo stesso è definito da un blocco centrale e da due sottostrutture laterali che, a loro volta, sostengono i due impalcati a piani sfalsati. Questo sistema consente di percorrere l’intero edificio da una parete all’altra coprendo una superficie pari all metà dell’area globale.

La composizione geometrica si presenta proporzionata anche nell’altezza, infatti, il gioco dei piani sfalsati che permette affacci intercomunicanti  tra gli spazi di ciascun piano, ha un’altezza uguale al doppio di quella dei moduli costituenti la parete vetrata.

Anche dal punto di vista costruttivo la Torre rappresentò un’innovazione, si pensi al fatto che le due sottostrutture hanno pilastri a vista, tutti passanti, non collegati orizzontalmente e congiunti soltanto da una scala ad unica rampa quasi a creare un fronte nel vuoto centrale della costruzione.

Fontana dell’Esedra

Progetto: Carlo Cocchia e Giulio De Luca

Sculture: Beppe Macedonio

 

Una grande sorgente artificiale che si compone di una vasca centrale e quattro corone semicircolari concentriche, ciascuna delle quali contiene diciannove vasche trapezoidali, contenenti a loro volta, in totale, settantasei fontane.

 

Il doppio ordine di pendenze seguito dalle quattro corone circolari, crea il suggestivo effetto scenografico, se da un lato viene  seguito l’andamento radiale confluente nella vasca centrale, dall’altro invece, scende dolcemente  verso i bordi a partire dall’asse di simmetria dell’Esedra stessa, dando forma al  caratteristico disegno a gradoni del sistema di pareti verticali che costituiscono la facciata dell’anfiteatro.

 

Il bacino rettangolare  (20x230 m)  è suddiviso in dodici vasche; ogni vasca contiene una fontana dotata di doppia possibilità di getto: a “ciuffo polverizzatore” che va dai 3 ai 5 m circa di altezza,e a getto verticale che può raggiungere i 14 m di altezza. La vasca centrale caratterizzata da un complesso sistema di getti; una bocca centrale a “getto verticale”, intorno ad essa otto fontane a “getto inclinato”, infine un filare di diciotto fontane a “getto verticale”.

La “fontana musicale” era completamente illuminata con luci di vari colori cangianti al ritmo del getto; perfetta sincronizzazione di musica, luci e movimento grazie a 1400 proiettori irradianti raggi a quattro colori e dalla musica che scandivano la “danza” dell’acqua, che sopravvive solo nel ricordo di quelli meno giovani.

La decorazione, ancora oggi bellissima, è formata da spezzoni di mattonelle irregolari disposte ad “opus incertum”, con gradazioni cromatiche sfumate tra il blu e il turchese; l’Esedra è arricchita  da fregi a rilievo, opera dello scultore  Beppe Macedonio, rappresentanti scene di caccia e soggetti zoomorfi.

Padiglione dell’Elettrotecnica

Progetto: Stefania Filo Speziale

Il fondale lungo il viale fu configurato con un elemento del tutto indipendente dagli altri due: una parete ad esedra decorata da Prampolini, arginava un bacino d’acqua di forma rettangolare; intorno ad essa si attestava il percorso finale con l’uscita.

Di entrambi gli edifici non resta più niente, distrutti dalla guerra non sono stati mai più ricostruiti.

 

L’organizzazione planimetrica si divide in tre parti distinte: al centro un edificio di forma parallelepipeda da cui si accedeva al complesso; caratterizzato a alte vetrate innestate in una fitta pilastratura di calcestruzzo  armato, si connetteva alla Mostra della Radio e al bacino d’acqua  tramite un sistema di percorsi su passerelle.

La zona destinata alla Mostra della Radio era costituita da un settore circolare semiaperto, delimitato verticalmente da una serie di pilastri verticali es inclinati in cemento armato.

Dal centro di detto cerchio partiva una volta “a fungo” che superava in altezza la pensilina.

 

  

 

 

Condividi