LA MOSTRA D ’OLTREMARE

Gli edifici degli anni Quaranta

Parte terza

Di Gabriella Pesacane

 

 

 

Acquario Tropicale

Progetto: Giulio De Luca

Decorazione in “Ceramica di Posillipo”

Paolo Ricci

 

La  forma planimetrica dell’impianto deriva dalla sua particolare ubicazione: il lotto adiacente alla porta ad esedra,  era fortemente vincolato dall’andamento obliquo del lato prospiciente l’ampia gradinata.  

Nel corpo di testata, un  parallelepipedo a doppia altezza si articolavano il percorso espositivo, il guardaroba e l’ingresso secondario che bilancia la simmetria del fronte; sul lato opposto il corpo trapezoidale era destinato a i laboratori e agli uffici.

 

Il rivestimento in ceramica ispirato all’arte messicana. Al piano terra si trovava tutto il percorso espositivo con le vasche incassate lungo le pareti; i serbatoi d’acqua di mare atti al funzionamento delle vasche si trovavano alla quota –6,60 m  

 

 

 

Arena Flegrea

Progetto di Giulio De Luca

Affreschi di Nicola Fabbricatore

La platea del teatro è rivolta a nord per conquistare lo scenario dei Camaldoli e per non creare  quelle difficoltà di visione derivanti dall’orientamento est – ovest inizialmente indicato.

In sezione si legge la sagoma  che bene affronta il problema della lieve pendenza del terreno, risolta dalla fascia circolare intera che abbraccia il teatro secondo una gradinata continua che, con i suoi 27m di profondità solleva la quota d’accesso al teatro di 8,50 m rispetto al livello del viale esterno.  

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si delinea una sorta di promontorio artificiale scandito da tappeti erbosi che a loro volta contengono gli accessi seminterrati alla cavea e concluso dal nastro continuo decorato dai mosaici di Nicola Fabbricatore

 

 

Padiglione Sanità, Razza e Cultura

Rifacimento :  Elena  Mendia ed Delia Maione, 1952

Affreschi interni: Vincenzo Ciardo

Sculture: Gaetano Chiaramonte

L’edificio doveva costituire l’elemento di separazione tra l’Arena ed il Viale delle Fontane. Ne derivò uno sviluppo planimetrico fortemente vincolato da una striscia di 160 x 30 m parallela alla Fontana dell’Esedra. Un altro vincolo era rappresentato dalla notevole pendenza del suolo risolta con la creazione di una fascia basamentale  piuttosto alta a cui corrispondeva l’innalzamento della quota d’imposta del calpestio. L’edifico realizzato in muratura di tufo tende ad essere monumentale sia per le dimensioni imponenti che per la compattezza dei volumi: ai lati due corpi pieni delimitano la parte mediana arretrata di 8 m rispetto al filo del basamento; il corpo centrale è anticipato da una scala contenuta nello spessore della scarpata tenuta a verde: Da questa scala si accedeva al portico d’ingresso ai lati della scalea furono poste le statue di Minerva ed Esculapio opere di Gaetano Chiramonte. Nell’Esposizione del 1940 l’edificio ospitava tre sezioni: Sanità e Razza a loro volta articolate nelle sezioni di Medicina, Veterinaria e Organizzazione Sanitaria; la sezione Cultura divisa in tre sottoparti ovvero Libro,  Giornale e Propaganda dell’Africa Italiana.

Con l’Esposizione del 1952 questi settori espositivi furono soppressi in favore di quella della Marina Mercantile. Il progetto di rifacimento che fu affidato ad Delia Maione ed Elena Mendia prevedeva la costruzione di solai in cemento armato in luogo della vecchia copertura in carton feltro e vetro. Alcuni setti murari furono eliminati per rendere maggiormente flessibili gli ambienti espositivi. Attualmente l’edifico è la sede dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF)


 

 

 

  

 

 

 

 

 

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