Padiglioni della Mostra d’Oltremare

Gli edifici degli Anni Quaranta 
seconda puntata

di Gabriella Pesacane

Chiesa e Padiglione del Lavoro e delle Missioni

Progetto: Roberto Pane – 1952

Il Padiglione fu ripristinato nel ’50, ricostruendo i solai di copertura, originariamente lignei, in cemento armato. Anche questa volta fu Pane a seguire il progetto della chiesa, completata da un altare e da una balaustra in marmo e da tutti gli arredi necessari al culto.

Attualmente, la parte relativa agli ambienti che sorgono intorno al cortile, è adibita a struttura universitaria, mentre la chiesa, lasciata al degrado del tempo è sconsacrata.

 

 

Padiglione dell’Albania

Progetto: Gherardo Bosio, Nicolò Berardi – 1940

Padiglione del Lavoro Italiano in Oceania

Allestimento: Luigi Cosenza – 1952

 

Il padiglione nel progetto del 1940, era incluso tra quegli edifici a carattere “semipermanente”; si tratta di un unico blocco articolato su due livelli. La copertura degli spazi interni, presentava in origine, un andamento a doppia falda, impostata a circa sei metri al di sotto della linea di gronda dell’edificio. Questa scelta è determinata dalla volontà del progettista di ottenere un involucro esterno, che rispetti alcune proporzioni ben definite a prescindere dallo spazio necessario per lo svolgimento delle attività espositive.

Particolarmente interessante è la facciata principale: partendo dal concetto di casa – fortezza albanese, fu creato un fronte quasi totalmente trattato a bugnato, nella cui parte centrale, era ritagliato un riquadro contenente il loggiato ed il porticato di ingresso.

Forte era il contrasto tra il pieno ed il vuoto che conferiva tra l’altro, alla facciata una notevole profondità chiaroscurale, maggiormente accentuata dai pilastri a sezione quadrata.

Nel 1952 il padiglione fu destinato al Lavoro Italiano in Oceania, il cui allestimento fu curato da Luigi Cosenza, che rispettò in ogni sua parte l’impianto originario, si veda infatti la pianta libera scandita da pilastri in cemento armato lasciati a vista.

 Invece, i successivi interventi, ne hanno notevolmente alterato i rapporti, tanto all’interno quanto all’esterno.

Padiglione della Marina e dell’Aeronautica

Progetto: Bruno La Padula – 1940

 

Padiglione del Turismo e delle Comunicazioni

Ristrutturazione: Delia Maione – 1952

 

Si incontrava questo edificio dopo aver superato la fitta cortina di Piazza Roma fiancheggiando il Palazzo dell’Arte; la sua disposizione è strettamente legata a quella del padiglione dedicato al Lavoro Italiano nel Mondo.

Il settore Marina ed Aeronautica costituiva uno dei tre sotto settori secondo cui venne articolata la mostra delle Forze Armate. Mentre l’Esposizione dell’Esercito si trovava nella parte terminale del blocco sul, lato sud

La forma planimetrica ad L spingeva l’edificio verso il retro della Mostra; la fitta scansione del porticato caratterizza l’edificio, ciò nonostante si legge molto bene il fronte attraverso la   pilastratura. Il padiglione constava di due ampie sale pressoché uguali contenute nelle due ali che lo componevano.

Il progetto di ricostruzione determinò l’attuale configurazione dell’edificio: la vecchia copertura in legno fu sostituita da solai in cemento armato. Inoltre fu occultata la scansione verticale esterna, dettata dalla maglia strutturale, con alcuni tratti di setti murari continui.

Palazzo di Rodi - 1940

Progetto: Giovan Battista Ceas

Adibito a Padiglione delle Isole Italiane nell’Egeo, era una costruzione “in stile” che richiamava palesemente le architetture dell’isola di Rodi.

Nel piano del 1940 era classificato quale edificio a carattere stabile quindi costruito in muratura ordinaria e rivestito con pietra di Taranto.

L’edificio si presentava  con pianta rettangolare , porticato sul davanti e con la corte interna sulla quale si affacciavano tutti gli ambienti principali (raggiungibili esclusivamente attraverso essa).

Il cortile centrale si collegava ad un secondo patio tramite due passaggi ricavati agli estremi della sala laterale; quivi sorgeva la  Casa di Lindo, riproduzione fedele di una casa tipica delle isole dell’Egeo.

Sull’esterno una colonna quadrata sormontata dalla statua di un cerbiatto segnalava la presenza del Padiglione.

La costruzione era tutta fortemente simbolica grazie al disegno delle superfici finemente intagliate, alle finestre con transenne in onice e alle scale esterne realizzate in travertino di Trani che conducevano al Salone d’Onore meglio conosciuto come Cubo d’Oro unico edificio ancora esistente.

La sua destinazione attuale a struttura universitaria ha determinato come di consuetudine la frammentazione di gran parte dell’edificio.

Ristorante con Piscina- 1940

Progetto: Carlo Cocchia

Situato presso gli assi principali è la cerniera tra gli edifici e gli spazi rappresentativi della Mostra.

Dalla sua particolare ubicazione deriva la forma a T le cui ali risultano leggermente sbilanciate nelle dimensioni; si tratta di una scelta compositiva giustificata dall’innesto della piscina con il resto della struttura.

Questo dente rientrante sul lato destro, che si propone ugualmente nel Padiglione della Banca d’Italia ad esso simmetrico, sottolinea l’ingresso al parco dell’esedra, mentre sul lato opposto è l’incastro piscina – ristorante a sottolineare il rapporto con l’agrumeto creato per l’Arena Flegrea.

 

Lo studio di questo edificio è incentrato sui rapporti visuali che si instaurano con le zone circostante: la stessa asimmetria si ritrova in facciata con il loggiato corrispondente alla sala ristorante del piano superiore che si sviluppa sul lato corto e, che si  pone in risalto con una completa apertura della facciata verso l’angolo prospiciente il piazzale principale. All’angolo opposto la facciata decorata da Prampolini atta a nascondere il patio.

 

Nel progetto del ’40 la rampa laterale emergeva maggiormente in altezza rispetto al fronte principale anche grazie all’accorgimento del solaio inclinato sull’ultimo rampante; questa tensione è più evidente al piano superiore, poiché la si ritrova nella parte centrale dell’edificio in corrispondenza della rientranza di cui sopra, grazie alla quale ristorante e piscina vengono ricondotti ad un unico organismo.

 

 

  

 

 

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