I Padiglioni della Mostra d’Oltremare

Gli edifici degli Anni Quaranta

prima puntata

di Gabriella Pesacane

Padiglione dell’Espansione Italiana in Oriente

Progetto: Giorgio Calza Bini – 1940

Fu espresso desiderio degli organi dirigenti della Mostra, nel 1940, che la facciata principale dell’edificio fosse progettata a prescindere dal tema a cui il padiglione si ispirava; pertanto gli elementi costruttivi tipici dei paesi asiatici potevano essere usati solo nel cortile posteriore. Questo vincolo determinò un fronte principale monumentale ed austero: la parte inferiore costituita da un basamento quadrato, compatto, aperto da tre varchi molto ampi ripartiti secondo due setti murari decorati a bassorilievo. Al di sopra della fascia basamentale si ergeva un loggiato colonnato a doppia altezza, passante sui varchi centrali e anteposto alle sale espositive.

Varcata la soglia, alla facciata si contrapponeva  la Torre di Marco Polo in stile orientaleggiante, situata in cima ad un’imponente scalea centrale;  la Torre era agganciata a due ali laterali appartenenti al corpo principale, che descrivevano un cortile nel quale spiccavano la singolare balaustra ondeggiante, il giardino persiano e quello giapponese.

Infine, un esile porticato chiudeva la composizione con una pensilina voltata di fattura orientale.


Palazzo degli Uffici
Progetto: Marcello Canino -1940
Riedificazione del corpo posteriore
Progetto: Delia Maione –1952

Affreschi: Emilio Notte

Costruito nel 1938, fu il primo edificio del complesso ad essere edificato, infatti, durante i lavori di costruzione della Mostra, venne usato come centro operativo.

Situato a destra dell’ingresso principale, si pone rispetto al Piazzale Tecchio, come la testata d’angolo del complesso fieristico.

L’impianto originario presentava   pianta  rettangolare scandita dalla successione di tre corti; intorno al “cortile d’onore”, sull’edificio principale, si innestavano posteriormente corpi ad un unico piano fuori terra destinati ad uffici che insieme al Palazzo formavano un secondo cortile, questo conteneva il corridoio di collegamento con il blocco a due livelli ubicato su via Marconi. La terza corte era definita da altri locali ad uso turistico e dall’ampia gradinata d’accesso alla Mostra.

E’ proprio la terza corte che distrutta dai bombardamenti, fu ricostruita su progetto di Delia Maione e che in seguito fu soggetta ad altre modifiche dovute alla costruzione dell’attuale Padiglione Caboto.

L’edificio è realizzato in tufo interamente rivestito di travertino; si configura come un blocco parallelepipedo  a tre livelli, con  un coronamento continuo in cotto alla sommità. La gerarchia dei singoli corpi è leggibile in planimetria: il blocco degli uffici disposti ad L disimpegnato da un corridoio centrale, si attesta intorno alla vasca e al Salone d’Onore, a loro volta collegati  da un salone d’angolo con accesso dall’esterno.

Tali saloni rappresentativi che fungono da anticamera a quello d’onore, sono a doppia altezza e gerarchizzati da uno stretto rapporto compositivo: il Salone d’Onore è scandito ai lati da grosse nicchie che si aprono sul cortile con lesene  a doppia altezza; i muri terminali sono decorati dagli affreschi a tutta parete di Emilio Notte.

L’architettura del cortile richiama quella del peristilio tipico della domus romana, infatti, due gruppi di colonne circolari sono disposte ai lati atti a sorreggere una trabeazione continua che si ritrova anche nelle facciate terminali.

Al centro la vasca rettangolare ripropone l’impluvium e completa l’edifico accentuandone il significato di centralità e di rappresentatività, ossia il luogo verso il quale convergono e si dipartono tutte le singole parti dell’edificio.

 

Padiglione della Civiltà Cristiana in Africa

Progetto: Roberto Pane – 1940

 

Il complesso è uno schema tipologico a corte centrale, all’interno del quale la chiesa costituisce un’eccezione sia in termini formali che dimensionali. Infatti, oltre a presentare una maggiore profondità trasversale rispetto agli altri corpi di fabbrica, emerge in altezza e sporge sia anteriormente che posteriormente grazie al portico di accesso e all’abside semicircolare.

La mostra della Civiltà Cristiana, dovette utilizzare dei vani già definiti come forma, pertanto anche la chiesa e l’atrio divennero sale espositive. Roberto Pane rispose a questa esigenza creando un padiglione- chiesa, in tal senso la forma basilicale avrebbe un significato esclusivamente simbolico. La stessa chiesa si poneva a metà tra il sacro e l’espositivo, tant’è che come mensa veniva usato un sarcofago del IV secolo e su di una grande fascia lignea vennero raffigurate le immagini di quei papi  che si erano resi benemeriti con il lavoro nelle missioni.

Nel salone poi erano documenti venti secoli di attività missionaria in Africa.


All’esterno la chiesa  è caratterizzata da un portico in mattoni tal che le arcate sembrano ritagliate da un unico blocco. Al di sopra della copertura piana, nella zona anteriore dell’edificio, emerge la cupola semisferica appoggiata al tamburo ottagonale che corrisponde all’interno al perimetro dell’ingresso. Invece le altre sale seguono lo schema tipologico ricorrente nei chiostri conventuali, aperte cioè solo verso la corte centrale, di forma quadrata e porticata sui quattro lati.

 

 

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