41 - Essere na scorza 'e caso

 

 

di Claudio Pennino

Un tempo, a Napoli, quando i maccheroni venivano serviti per strada a frettolosi avventori da appositi rivenditori detti “maccarunare” un piatto di maccheroni in bianco servito solo con l’aggiunta di formaggio e un po’ di pepe si vendeva per due soldi ed era appunto detto ’o doje allattante cioè «il due al latte», mentre i maccheroni conditi con il sugo di pomodoro e una spruzzata di pecorino costavano tre soldi ed erano detti ’o tre Garibbalde o Calibbarde, con riferimento al rosso della camicia dei garibaldini.  

Ma numerosi sono i modi di dire riferiti al formaggio usati dai napoletani. Per esempio, quando una situazione, o iniziativa, procede seguendo l’ordine o lo svolgimento previsto, senza intoppi, si dice è caduto ’o maccarone dint’ ’o ccaso, che vuol dire anche capitare a proposito, nel momento opportuno, con lo stesso significato dell’espressione: è caduta ’a fravula dint’ ’o zzuccaro.  

Alquanto antico, invece, e ormai destinato all’oblio, è il modo di dire accattarse ’o ccaso, che figurativamente vuol dire fiutare un pericolo incombente, comprendere l’inganno, e, quindi, svignarsela senza riportare danno. L’espressione corrisponde al più noto modo di dire: addurà ’o fieto d’ ’o miccio, che vuol dire subodorare un imminente pericolo o qualcosa di poco chiaro.  

Quando il formaggio si secca, la sua scorza diventa durissima, per cui è quasi impossibile grattugiarlo o ricavarne qualcosa. Da questa particolarità ha origine l’espressione essere na scorza ’e caso, che si dice all’indirizzo di una persona avara, spilorcia, dalla quale non si può ottenere niente di buono.  

Con significato negativo, o comunque riferito ad una situazione degna di biasimo, è il modo di dire arrostere ’o ccaso c’ ’o fummo d’ ’a cannela, che vuol dire trovarsi in pessime condizioni economiche; ma anche, eseguire un’opera con mezzi inadeguati.  

 

seconda e ultima parte

 

26 luglio 2014

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