39 - Arredurse comm’ a Cristo nfacci’ ’a croce

 

 

di Claudio Pennino

 

 

 

La croce costituisce, per la sua diffusione, un simbolo universale. La sua composizione è semplice e invariabile poiché è l’incrocio di due assi: uno orizzontale, che unisce la destra e la sinistra; l’altra verticale, che unisce l’alto e il basso. Per questo motivo, rappresenta un simbolo di unione.

La croce, pertanto, ha una funzione di sintesi e di misura: in essa si congiungono il cielo e la terra; in essa si mescolano il tempo e lo spazio.

 

Nella tradizione cristiana, la croce ricorda il supplizio inflitto a Gesù, e arredurse comm’a Cristo nfacci’ ’a croce, vuol dire, infatti, ridursi in un pessimo stato sia fisico che morale; essere una persona degna di pietà e commiserazione.

È un simbolo di sofferenza, ma di una sofferenza significativa, come testimonia l’espressione purtà ’a croce, riferita a chi accetta con rassegnazione una lunga serie di sofferenze, di dolori, e pene. Il riferimento, naturalmente, è all’episodio del Vangelo dove si descrive la salita di Cristo con la croce sul Golgota. Da questo episodio scaturisce pure l’altra espressione abbracciarse ’a croce, che vuol dire accettare le disgrazie con rassegnazione; e con lo stesso significato sono le espressioni: mettere a Cristo ncroce, che vuol dire molestare, affliggere, tormentare qualcuno fino a farlo spazientire, e menà ’a croce ncuollo a uno, che significa attribuire a qualcuno, in modo ingiusto, colpe che non ha commesso.

 

Il segno della croce è un atto magico, che difende dai demoni, pone il soggetto sotto la protezione divina e favorisce la buona sorte; farse ’o segno d’ ’a croce, equivale ad invocare l’aiuto divino. Mentre farse ’a croce c’ ’a mana â smerza, vuol dire apprendere o vedere cose da non credere; stranezze, diavolerie.

 

La croce è simbolo di redenzione, attraverso la sofferenza l’uomo si libera dal peccato originale ed attraverso l’espiazione si riconcilia con Dio: hê ’a purtà ’a croce si vuò ’a curona, così recita un significativo ammonimento con il quale si avverte che la meta si raggiunge solo con grandi sacrifici. Ovviamente, la corona di cui si parla è quella di spine portata da Cristo durante la passione.

Ma alle sofferenze e alla morte del Cristo, segue la croce di resurrezione che rappresenta la sua vittoria sulla morte, ed è raffigurata ornata di una bandiera che il Cristo brandisce uscendo dalla tomba.

 

La croce rappresenta la grande via di comunicazione; delinea, ordina e misura gli spazi sacri, come i templi e le chiese; raffigura i luoghi delle città, come i decumani e i cardi delle antiche piante delle città romane, la cui struttura è fedelmente riportata nella pianta del nostro centro storico. Traversa i campi e i cimiteri ed è il simbolo stesso della morte.

Farce na croce ’a coppa, significa chiudere un argomento definitivamente, non parlarne più, dimenticarlo. La sua origine deriva proprio dalla croce cimiteriale, che si mette ancora oggi sulle tombe dei defunti, il cui senso fu ripreso dai contabili che apponevano una croce vicino ai crediti considerati inesigibili: praticamente facevano con i morosi croce nera.

 

21 giugno 2014

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