37 - Nascere c’ ’a cammisa  

 

di Claudio Pennino

 

 

Anticamente, quando un bambino nasceva avvolto ancora nel sacco amniotico, la credenza popolare lo interpretava come segno di protezione divina, per cui il nascituro era considerato una persona fortunata. Infatti, data la rarità dell’evento, si consideravano questi neonati persone speciali, segnati dal destino o dotati di particolari qualità. Perciò, nei confronti di una persona molto fortunata i napoletani sono soliti dire: è nato c’ ’a cammisa.

 

Essere privo della camicia è simbolo non solo della massima povertà materiale, ma anche della completa solitudine morale: rummané senza manco ’a cammisa, vuol dire ridursi in miseria; vennerse pure ’a cammisa, invece, andare in rovina, vendere tutto quello che si possiede. Mentre levarse pure ’a cammisa, e quindi rimanere senza null’altro addosso, significa donare generosamente. E siccome, in parte, la camicia è una seconda pelle, ciò significa offrire in dono se stesso.

 

Ad avvalorare lo stretto legame che corre tra la camicia e la persona che la indossa, dobbiamo ricordare il modo di dire stà culo e mammisa, che, riferito a due persone inseparabili, vuol dire essere molto amici, molto uniti, la cui variante è: stà pettula e culo.

 

Come pure va registrata l’altra espressione, molto colorita, ’o culo ca nun ha maie visto ’a cammisa, quanno ’a vede, se schiatta ’e risa, con la sua variante ’o culo ca nun ha maie visto ’e vvrache, quanno ’e vvede, tutte s’ ’e ccaca. Il modo di dire è rivolto a coloro che, alla vista di una persona, o di una situazione assolutamente ordinaria, restano stupefatti o sconcertati solo perché a loro sconosciuta. Tipico atteggiamento “pulcinellesco”, che tanto caratterizza la nostra maschera e a cui è dedicata l’altra espressione: Pulecenella spaventato d’ ’e maruzze, che si rivolge all’indirizzo di  chi si spaventa, o trasale, per cose o situazioni che non destano nessuna preoccupazione.

 

Sudà sette cammise, invece, significa faticare moltissimo per ottenere qualcosa, fare un grande sforzo. Il sette è uno dei numeri magici e proverbiali, e ha spesso il significato di perfezione, indica una lunga ripetizione, una grande quantità. In questo senso è usato nelle tradizioni orientali bibliche: Dio si riposò il settimo giorno, sette sono i bracci del candelabro ebraico, nel Pater Noster si chiedono sette grazie, Cristo sulla croce pronunciò sette parole, sette sono i peccati capitali, sette i sacramenti.

 

La camicia, si è detto, è come una seconda pelle, una parte intima della persona, per cui la stessa camicia, per metonimia, denota il carattere o la moralità della persona stessa. Purtà ’a cammisa d’ ’o mpiso, significa godere, ingiustamente, di cattiva reputazione, dall’antica abitudine della plebaglia, in epoca vicereale, di svestire gli impiccati per impossessarsi della loro camicia. E sempre a proposito di svestire i condannati, come non ricordare l’espressione sparterse ’a cammisa ’e Cristo, riferito a coloro che si dividono o contendono una cosa di per sé già esigua. L’espressione è mutuata dall’episodio dei soldati che sul Golgota, spogliato Cristo, divisero in piú parti la sola tunica di cui era ricoperto. E ciò perché era credenza popolare che il possedere un lembo della camicia di un giustiziato portasse fortuna.

 

 

seconda e ultima parte

10 maggio 2014

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