35 - Essere nu votabannera

 

di Claudio Pennino

 

La bandiera è essenzialmente un emblema di identificazione e di appartenenza ad una comunità. I suoi colori, le stelle, i fregi e le croci servono a raccontare la storia degli individui e di una nazione.

 

La sua origine è molto antica. Le insegne romane (signa) erano fatte di legno e metallo ed erano sovente coronate da un’aquila e dall’iscrizione S.P.Q.R., Senatus Populusque Romanus, ovvero il Senato e il popolo di Roma.

La bandiera, simile a quelle che siamo abituati a vedere oggi, con asta e drappo, nacque in Oriente e fu adottata nel corso degli anni da tutti i popoli per la sua facile trasportabilità. In Europa le prime bandiere comparvero con le crociate. Infatti sui drappi di stoffa vennero dipinte croci di colore diverso per identificare la provenienza dei crociati.

Gli stemmi, gli stendardi o le insegne stabilivano il legame materiale e spirituale di un gruppo sociale, militare o religioso. La sua funzione oggi è quella di rappresentare e di unire persone e popoli,  un’intera nazione o più stati.

 

Nell’iconografia cristiana, il Cristo risorto viene spesso raffigurato con una bandiera di vittoria: il labaro, il vessillo romano che precedeva l’esercito. In epoca cristiana designava in senso più ristretto la bandiera della vittoria. Quando infatti diciamo purtà ’a bannera, nel significato di primeggiare, dobbiamo immaginarci un portabandiera alla testa di un esercito vittorioso.

Con l’aggiunta del monogramma di Cristo (Cristogramma), il labaro divenne nel medioevo insegna del Cristo risorto, come simbolo della sua vittoria sulla morte.

 

È tradizione che la bandiera vada difesa fino all’estremo sacrificio. La bandiera ha un significato simbolico: ogni soldato dovrebbe essere disposto a dare la vita per la bandiera (che rappresenta la Patria), portandola nel cuore ed onorandola. Infatti è davanti alla bandiera di guerra che ogni militare presta il suo giuramento.

 

La bandiera è un simbolo di protezione concessa o richiesta. Chi tiene una bandiera la solleva verso il cielo e crea un legame tra l’alto e il basso, tra il celeste e il terreno. « Jahvè è il mio vessillo » dice l’Esodo (17, 15), per significare: Dio è il mio baluardo.

 

È facile immaginare, quindi, che ogni vincitore innalzi la propria bandiera. Ad ogni capovolgimento di sorte, c’è un cambio di bandiera, poiché è il più forte che impone la propria autorità. Ed è in queste circostanze che gli opportunisti cambiano idea, opinione o partito secondo la convenienza. Quindi, vuttarse sott’ ’a bannera, vuol dire schierarsi dalla parte del vincitore, del più forte; adeguarsi di volta in volta alle circostanze cercando di sfruttarle a proprio vantaggio.

 

Per la leggerezza della stoffa con cui è confezionata, la bandiera cambia facilmente direzione ogni qual volta muta il vento. Essere nu votabannera, è l’accusa che viene rivolta all’opportunista, a chi per utilità o comodo cambia facilmente opinione, partito o alleanza. Espressione che ricalca quella italiana di voltar gabbana, dove la gabbana è la giubba che in passato i soldati che disertavano indossavano a rovescio per non essere riconosciuti, dal suo colore, come appartenenti a una determinata parte.

 

Non posso qui non registrare altri due singolari modi di dire relativi alla bandiera. Il primo è farse ’a bannera, dove la bannera è quell’ulteriore guadagno, ricavato per proprio conto, oltre quello già concordato nel concludere un affare o un incarico. L’origine di questa bannera deriva dall’abitudine di certi sarti di appropriarsi, indebitamente, per loro uso e consumo, di una piccola parte di stoffa avuta dai clienti.

L’altro, più divertente, è mettere ’a bannera a uno, che equivale a deriderlo, metterlo in una condizione di scherno. La frase vuol significare appendere un cartello dietro la schiena di qualcuno per burlarlo, e trae origine dalla berlina, antica pena che consisteva nell’esporre al pubblico ludibrio il condannato rendendone nota la colpa. La sua variante è mettere ’a siloca areto, burla con cui gli scugnizzi, nelle feste affollate, o nei mercati, usavano, per divertimento, attuare all’insaputa di una persona ignara, appiccicandogli alle spalle una scritta canzonatoria o un semplice pezzo di carta.  

15 aprile 2014  

 

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