34 - Se so’ mbrugliate ’e llengue

 

di Claudio Pennino

 

 

 

Città dell’antica Mesopotamia, situata sull’Eufrate, Babilonia fu la città sacra del regno omonimo nel 2300 a.C. e capitale dell’Impero Babilonese nel 626 a.C.. Le sue rovine coincidono oggi con la città di Al Hillah, nella Provincia di Babilonia in Iraq a circa 80 km a sud di Baghdad. In lingua accadica Babele significa “Porta di Dio” (Bab-El). È una città magnifica - scriveva Erodoto - che non c’è al mondo un’altra che le si possa paragonare ».

 

Simbolo per eccellenza dell’ambivalenza, la città maestosa e pervertita di Babilonia oppone alla sua favolosa bellezza il vizio assoluto. Nella Bibbia è chiamata “la grande prostituta” perché possiede le attrattive e la lussuria. I suoi giardini pensili sono ricordati come una delle sette meraviglie del mondo e furono costruiti intorno al 590 a.C. dal re Nabucodonosor II. Ideati unicamente per uno scopo edonistico ed estetico, si racconta che Semiramide, bellissima regina babilonese, trovasse in quei giardini rose fresche ogni giorno, nonostante il clima arido che caratterizzava la città.

 

Allegoria della contrapposizione tra l’apparire e l’essere, si rivela una città ingannatrice la cui purezza è mera illusione. Nell’Apocalisse di Giovanni, Babilonia costituisce l’immagine opposta a quella della città santa di Gerusalemme celeste e del Paradiso, e viene rappresentata come una donna vestita di scarlatto e di porpora, con in mano una coppa piena di sporcizia.

Perciò un luogo disordinato e caotico, dove regna la confusione prodotta da un continuo muoversi di cose e di persone, dove si incrociano oscure parole incomprensibili, si dice ca è na babbilonia.

 

Secondo la Bibbia (Genesi, XI, 1-9), gli abitanti della città di Babele, dopo il diluvio cominciarono a costruire una grande torre nel tentativo blasfemo di avvicinarsi il più possibile a Dio. « Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono. Mi farò uguale all’Altissimo » proclamava l’orgoglioso re babilonese. Ma Dio considerò quel proposito come un atto di presunzione smisurata, e per punire i babilonesi, che fino a quel momento avevano parlato una sola lingua, confuse i linguaggi degli uomini che così non riuscirono più a comunicare tra loro, abbandonando l’ambizioso progetto. « Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse per la terra ». Paré ’a torre ’e Babele.

 

La biblica costruzione della Torre simboleggia la tracotanza, la presunzione dell’uomo che con i suoi meschini mezzi terreni vuole dare l’assalto al cielo. La loro cecità era tale che una leggenda ebraica del Talmud narra di un operaio che, durante la sua costruzione, precipitato da un’impalcatura dall’alto del cielo, trovò la morte. Ma « i maestri costruttori erano completamente presi dalle loro preoccupazioni e dal desiderio di finire rapidamente l’opera con cui intendevano rendersi celebri. Perciò prestarono appena attenzione all’accaduto, facendo portar via il cadavere senza interrompere il lavoro. Due giorni più tardi, una pietra si smosse e un pezzo di muro cadde. Allora i signori della costruzione si afflissero pensando ai tempi di esecuzione che si allungavano e forse alle spese da sostenere. La pietra che s’era staccata contava per loro più di un operaio morto. questo fu uno dei motivi per cui Dio decise di punirli. »

 

Così i tormenti e i conflitti interiori di quel popolo trovarono la loro vera espressione nel disordine e nell’incomunicabilità. Da qui, secondo la tradizione, avrebbero avuto origine le diverse lingue parlate sulla Terra. Babele, con la sua traduzione latina in Babilonia, è diventata sinonimo di confusione e disordine. Perciò, quando nascono incomprensioni, fraintendimenti ed equivoci, si dice: se so’ mbrugliate ’e llengue.

 

15 marzo 2014

  Condividi su Facebook