33 - Arapì ’a prucessione ’e San Martino  

di Claudio Pennino

 

 

Senza perdere di vista l’argomento principale della conversazione, cioè la processione, non possiamo non ricordare la secolare processione di S. Gennaro, che si tiene a Napoli nel mese di settembre. La processione ricorda la prima traslazione del corpo di San Gennaro, ed è detta anche “processione delle statue” perché sfilano statue d’argento dei santi compatroni. Una manifestazione di fervore religioso alla quale i napoletani partecipano adornando i balconi con coperte di seta, di broccato, fiori e luci.

L’apparizione delle statue d’argento dei santi è preceduta da una sfilata interminabile di preti “inghirlandati”, monaci, chierichetti, autorità civili e militari, stendardi, scolaresche, bande musicali e chi più ne ha più ne metta. Solo alla fine di questo susseguirsi incessante di persone, quando la processione è ormai alla fine, compaiono, finalmente, le statue d’argento dei santi, le quali fanno dire ai napoletani: quanno esceno ’e sante ’argiento, è fernuta ’a prucessione, espressione mutuata nel linguaggio comune per significare che le persone importanti sono sempre le ultime ad arrivare.  

Nell’antichità la processione nasce come manifestazione festosa di gioia e di allegrezza. Significato che si è perso con l’avvento del Cristianesimo che ha dato alla cerimonia una connotazione religiosa.  

Scrive Nicola Vottiero nel suo Calateo napolitano (1789): « Dovenno ì ’n processjone, non ghì tenenno mente a feneste, ma va co ll’uocchie ’n terra: dà la mano deritta a chi è chiù granne de te, o chiù stimmato, e porta la ntorcia co la mano deritta; e refriette ca la processjone se fa pe fà annore a lo Santo, e pe conseguenzia s’ha dà ì co devozione. »  

Nell’antico Egitto, per esempio, la processione era motivo di grande giubilo: il dio veniva mostrato su di un carro a forma di nave e quando la barca solcava le acque del Nilo, il popolo la scortava lungo le rive con manifestazioni di tripudio e di gioia. A Babilonia la statua del dio era portata su un trono ed era preceduta dalla sua corte. In Cina e in Giappone i riti processionali erano accompagnati da ballerini che si esibivano in mirabili coreografie di danza. A Olimpia magistrati, sacerdoti e rappresentanti delle varie città greche salivano sull’Altis, al centro di un bosco centenario, a offrire un sacrificio a Zeus. A Roma la processione s’identificava con un solenne corteo che accompagnava i magistrati e i simboli sacri verso il tempio. In molte processioni dell’Italia del Sud, viene di solito trasportata a spalla una statua o un’altra rappresentazione di figure religiose, come santi locali o immagini legate alla festa celebrata.

Pertanto, purtà mprucessione, ossia, portare in giro una persona, da amici, parenti e conoscenti, in lungo e in largo, vuol significare mostrare grande devozione e attaccamento per qualcosa a cui si tiene molto.  

È questa l’occasione per ricordare anche una curiosa e goliardica processione, ricca di gustosa e coinvolgente ironia, che si svolge a Ruviano in provincia di Caserta: la Sagra dei Cornuti. Infatti, ogni 11 novembre nel giorno in cui si festeggia San Martino (che è il santo protettore dei cornuti) in tanti sfilano in una simpatica processione, portando delle grosse corna di toro sulla testa. Quindi, arapì ’a prucessione ’e San Martino, vuol dire essere il primo dei mariti traditi.  

seconda e ultima parte

 

1 marzo 2014

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