29 -Troppe valle a cantà nun schiara maie iuorno

 

 

 

di  Claudio Pennino

 

Il gallo, tra i diversi attributi simbolici, incarna anche il coraggio, il vigore e la forza del guerriero, per cui, fà ’o vallo ncopp’ ’a munnezza, vuol dire assumere un atteggiamento superiore, superbo, nell’intento di farsi credere più importante di quanto si è. L’espressione assume una connotazione negativa allorché evoca l’atteggiamento del saccente al cospetto di persone umili e modeste.

Pur tuttavia, il suo aspetto battagliero ispirò Temistocle che ne trasse spunto per incitare i suoi soldati alla battaglia.  

D’altronde, allegoricamente, la cresta sta al gallo come la corona al sovrano. Il gallo personifica il tipico atteggiamento del maschilista, fondato sulla presunta superiorità dell’uomo sulla donna: nel nostro caso, naturalmente, sulla gallina, a cui è demandato il compito di fare l’uovo. Pur non partecipando a questa operazione che immaginiamo, nella sua naturalezza, alquanto dolorosa, il gallo sembra raccogliere su di sé tutte le sofferenze delle sue concubine: ’a gallina fa ll’uovo e ô vallo ll’abbruscia ’o culo, frase che si rivolge all’indirizzo di chi, non avendo affatto partecipato a un lavoro, si lamenta più di coloro che hanno lavorato.  

Nella tradizione cristiana, il gallo è associato all’apostolo Pietro, al quale Gesù, dopo la sua cattura da parte dei soldati romani, disse che lo avrebbe rinnegato tre volte prima del canto del gallo. Per tale motivo, nei confronti di chi viene a presagirci disgrazie o a raccontarci cose affliggenti diciamo che sta cantanno ’a passione comm’ ’o gallo, proprio come il gallo evangelico che, nella passione di Cristo, cantò tre volte nella notte in cui Pietro lo rinnegò.  

Sia per la sua cresta rosso vivo sia per le sue piume cangianti, in molte culture divenne simbolo del fuoco. Posto in cima ai campanili, il gallo è un richiamo costante alla vigilanza divina, annunciatore della luce e della preghiera del mattino.  

Ma nei confronti di quelle persone che si dimostrano temerarie quando non corrono alcun pericolo ma sono pronte a tirarsi indietro nei momenti di necessità, diciamo, invece, â sera è gallo e â matina è gallina.  

Il gallo, dal fiero aspetto, dall’occhio vigile e dall’atteggiamento smargiasso è in grado di prevedere un qualsiasi pericolo o una bufera in arrivo, cantando, a mo’ di avvertimento, in un orario insolito. Diligente nel segnare il tempo e nel mantenere l’ordine nel pollaio, in cui esercita la propria autorità in modo assoluto, non tollera rivali. Egli è l’unico e incontrastato dittatore, perché sa bene che troppe valle a cantà nun schiara maie iuorno. Infatti, quando ci sono troppe persone a comandare, o a esprimere un’opinione, non si giunge mai ad una conclusione.

seconda e ultima parte

 

 

4 gennaio 2014

 

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