26Fà recchie ‘e campane  

di Claudio Pennino

Narra Sant’Isidoro di Siviglia che l’invenzione della campana è da attribuire, nel V secolo, a San Paolino, vescovo di Nola, città italiana dove si realizzò la prima campana utilizzata per i sacri riti. Il termine, dal latino “(vasa) campana”, significa “(vasi) della Campania”, terra dove si fondevano eccellenti vasi di bronzo.  

La campana conferisce sacralità al tempo, misurandolo e scandendolo dai campanili delle chiese. Infatti essa risuona per gli eventi quotidiani, straordinari e fondamentali dell’esistenza: nascita e morte, gioia e dolore. Chiama i fedeli a raccolta, invita alla preghiera, dà l’allarme in caso di pericolo.  

Si narra che San Patrizio, quando era in Irlanda a predicare il Vangelo, non si separava mai dalla sua campana e dopo la sua morte fu seppellito con essa. Trecento anni dopo la campana suonò dalla sua tomba e salvò il paese che stava per essere distrutto da un incendio.  

Nella cultura Occidentale la campana ha avuto un ruolo fondamentale come simbolo di cristianità. Giovanni Paolo II disse che le campane rappresentavano la “voce di Dio”. E non di rado, quando durante un giuramento o mentre si afferma una verità si sente il suono di una campana che, come fosse la voce di Dio, sembra confermare quanto si dice, il napoletano aggiunge: voce ’e Dio risponne a ttiempo. Quasi a voler suggellare il giuramento o la promessa.  

Viene suonata dai campanari, i quali, immersi nella loro funzione e storditi dall’assordante suono prodotto dal loro scampanare, dopo non riescono a capire bene ciò che gli si dice. È per questo motivo che, a colui che finge di non sentire o di non capire, si dice fà recchie ’e campane. Lo stesso vale per menarse dint’ ’e ccampane, ossia, fare lo gnorri, fingere di non sapere, di non capire o di non ricordarsi.  

Quando non esistevano i giornali e gli uffici di pubblica sicurezza e, sventuratamente, si smarriva tra la folla un bambino, per ritrovarlo si usava scampanellare un sonoro campanello, avuto in prestito dal parroco, con il quale si richiamava l’attenzione della gente: ce vo’ ’o campaniello d’ ’a parrocchia. Questa espressione oggi è usata spesso ironicamente quando si va in cerca di persona o di cosa perduta e difficile da ritrovarsi.

 

prima parte - continua

23 novembre 2013

 

 

 

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