25 ‘O voie chiamma curnuto ll’aseno  

di Claudio Pennino

Dal punto di vista simbolico, il bue rappresenta l’immagine della servitù paziente e della forza pacifica. E, per questo, degno di rispetto.Tanto che per i cinesi era considerato immorale sciupare le carni di chi aveva aiutato a arare.  

Gli stessi romani, benché fosse il miglior dono da sacrificare,  non immolavano i buoi già aggiogati, quelli che avevano lavorato i campi, poiché dalle loro fatiche traevano grandi vantaggi.  

Nei proverbi di Salomone si legge: “senza buoi niente grano”. Perché il bue è un animale benefico, che si può impiegare per il lavoro dei campi e altri scopi. Il bue è segno di opulenza, di benessere. A Napoli, avé nchiuso ’e vuoie, vuol dire condurre una vita agiata, aver raggiunto una sicura posizione economica, ma anche che si può dormire tranquilli perché si sono prese tutte le cautele per custodire il prezioso tesoro che i buoi rapprentano.  

Supremo e insostituibile simbolo dell’agricoltura, i pagani lo disegnavano con il volto umano, come era riportato sulle antiche monete della Campania e della Magna Grecia.  

Perdere un bue, o più di uno, è una disgrazia immane, di grande gravità. Per il contadino rappresenta il sostentamento per sé e per la sua famiglia, è il possente compagno del suo lavoro, è il nutrimento quotidiano e il benessere futuro. All’indirizzo di coloro che dopo aver dilapidato la loro fortuna si affannano a raccattare le briciole, il napoletano è solito dire, ironicamente, ha perduto ’e vuoie e va truvanno ’e ccorna.  

Ed è questo il motivo per cui bisogna prestare grande attenzione alla custodia dei buoi. Perché è inutile porvi rimedio quando il danno è già avvenuto: doppo ca so’ scappate ’e vuoie se nzerra ’a stalla. Espressione corrispondente alla più nota e famosa: Santa Chiara, doppo arrubbata, facette ’e pporte ’e fierro.  

Animale domestico e servile, il bue rappresenta la docilità e la tranquillità. La sua robustezza, tanto quanto la sua produttività laboriosa, spiega la venerazione tutta particolare di cui è stato lungamente oggetto. A questa mite figura il Carducci dedicò i famosi versi de Il bove, affermazione della sincerità dei valori che giungono dal mondo agreste e dall’aspetto nobile e “morale” dell’animale.

 

T’amo pio bove; e mite un sentimento

di vigore e di pace al cor m’infondi,

o che solenne come un monumento

tu guardi i campi liberi e fecondi.

 

Largamente sacrificato nell’antichità, è all’origine del termine “ecatombe”, che significa “sacrificio di cento buoi”. Sacro a Zeus e ad Apollo, compare, nell’iconografia cristiana, insieme all’asino nella stalla di Betlemme al momento della natività.  

E come l’asino, fratello di lavoro e di disgrazia, il bue è aspramente diffamato, e, perciò, a lui sempre accostato e con lui menzionato, come nel modo di dire: ’o voie chiamma curnuto a ll’aseno, espressione rivolta a coloro che criticano i difetti degli altri piuttosto che guardare i propri.  

Fonte di ispirazione per i poeti, ancora il Carducci, così descrive i buoi nella poesia Alle fonti del Clitumno:

de’ bei giovenchi dal quadrato petto,

erti su ‘l capo le lunate corna,

dolci ne gli occhi, nivei, che il mite

Virgilio amava.

E sono proprio quelle lunate corna, simili alla falce della luna, che danno assicurazione e sicurezza. Per cui stà mmiezo ’e ccorna d’ ’o voie, vuol dire stare al sicuro, in un buon posto.  

 

9 novembre 2013

 


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