23 ‘O bballo ‘e ll’urzo

di Claudio Pennino

La danza è stata, nel corso dei secoli, lo specchio della civiltà. Da sempre l’uomo, sulla base di un ritmo, ha cercato attraverso il movimento del corpo di manifestare il proprio stato d’animo sotto forma di espressione artistica o comportamentale all’interno di una comunità. Essa è parte fondamentale dei rituali, è forma di preghiera, è momento di aggregazione della collettività nelle feste popolari e occasione di socializzazione tra le persone in generale.  

Da quella tribale, a quella classica e moderna, la danza presuppone uno spazio e un movimento. Infatti quando notiamo una persona che indossa un vestito troppo largo per la sua taglia, diciamo che ce va abballanno ’a dinto.  

Inevitabilmente, i movimenti e i tic di una persona che non riesce a stare ferma, vengono associati al ballo. Se poi i movimenti diventano irrequieti e irrefrenabili allora si dice ca tene ’o ballo ’e San Vito. È questo il nome popolare di una grave malattia, la « corea », che attacca il sistema nervoso e induce a un movimento convulso e involontario delle membra. San Vito, per le sue doti taumaturgiche, e nella sua qualità di protettore dei danzatori, è invocato contro questo male.

Figlio di un nobile siciliano pagano, Vito era cristiano perché educato nella fede dalla sua nutrice Crescenzia. Quando suo padre lo seppe, fece rinchiudere il ragazzo, ormai dodicenne, in una prigione. Spiandolo attraverso una feritoia, lo vide « ballare » con sette angeli. Lo spettacolo lo meravigliò a tal punto che divenne cieco.  

Il ballo, come si è detto, è espressione armoniosa e ordinata del corpo e degli arti, eseguito a passi misurati e regolati secondo il ritmo di una musica, per cui il muoversi in modo goffo e sgraziato, richiama alla mente il simpatico, ma poco armonioso, ballo ’e ll’urzo, così detto dall’usanza che avevano gli zingari e i girovaghi di dar spettacolo sulle piazze esibendo orsi ammaestrati a ballare. Erano questi “orsi giocolieri”, dalla caratteristica andatura trasandata che, tenuti al guinzaglio dagli zingari, venivano fatti ballare per pochi spiccioli.  

Ma vedé bbelli ppecure abballà, vuol dire, invece, vederne delle belle; assistere a fatti curiosi, strani che destano perplessità o stupore. Insomma, in una sola parola: vedere cose mirabolanti.

Mentre un movimento confuso, rumoroso e disordinato di più persone è detto, invece, ll’abballo d’ ’e pezziente.  

E ce truvammo abballanno..., frase pronunciata da chi, coinvolto in un’impresa, decide di portarla fino in fondo, come non ricordare l’espressione fà abballà a quaccuno, nel significato di impaurirlo con minacce o dominarlo con la propria autorità? Ma se gli si vuol far prendere un grosso spavento, e fargli vivere un momento difficile o di grande ansia, allora lo si fà abballà ncopp’ ’o cerasiello. Il cerasiello è il peperoncino rosso piccante e ballarci sopra potrebbe provocare ai piedi arrossamenti prolungati e anche la formazione di ulcere e vesciche.

 

12 ottobre 2013

 


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