15 Vuttà 'a petrella e annasconnere 'a manella

 

di Claudio Pennino

   

La pietra, tra i diversi significati che le si attribuiscono, assume anche quello del peccato e ci riconduce al simbolismo cristiano in rapporto con la pena capitale della lapidazione,  tuttora in uso presso alcuni paesi islamici, eseguita mediante il lancio di pietre contro il condannato a scopo di ucciderlo col supplizio. Questa barbara pratica ci riporta al racconto biblico della donna condannata alla lapidazione perché sorpresa in adulterio. Fu salvata da Gesù che rivolgendosi alla folla furibonda la ammonì dicendo: « Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei ».  

Questo simbolismo negativo della pietra lo si ritrova nell’espressione napoletana vuttà ’a petrella e annasconnere ’a manella, ed è riferita a chi, restando dietro le quinte sempre al sicuro, con furbesca abilità fa nascere discordie senza uscire allo scoperto.  

Per chi invece le pietre le tira alle guaguine, ossia ai gabbiani, si ricorda l’altra colorita espressione: tirà ’e pprete ê guaguine. Questa frase è rivolta all’indirizzo di chi non ha come guadagnarsi da vivere, e quindi va a zonzo senza meta, oziando, perdendo tempo invece di lavorare. L’espressione ricalca quella toscana che dice: andare a contare i merli.

E la conta dei merli ci riporta alla mente il mai dimenticato Pietro De Vico nella divertente scena della conta dei piccioni nel film Tototruffa ’62 di Camillo Mastrocinque del 1961, con Totò, e Nino Taranto.  

Variante di questo modo di dire è struiere ’e pprete. L’immagine è quella del fannullone che perde tempo bighellonando senza concludere nulla, che va in giro poltrendo, consumando, appunto, le pietre della strada. Il fannullone che, sostanzialmente, va ncasanno ’e vasule. Cioè, va calpestando i basoli, quelle grosse lastre di pietra viva con cui sono pavimentate le strade napoletane.  

Sempre a proposito di pietre della strada, non possiamo non citare la frase ne chiagneno ’e pprete d’ ’a via. L’espressione è riferita a persona, cosa o situazione compassionevole e molto penosa, dove a piangere non sono solo le persone ma addirittura le pietre della strada, per antonomasia, dure e refrattarie.  

Altra pietra che giova qui ricordare è a preta d’ ’o pesce, intesa come mercato ittico all’ingrosso. L’origine di questa curiosa locuzione nasce dall’obbligo che avevano i pescatori di esporre il pesce, prima di venderlo, sopra una tavola di pietra.  

E chiudiamo questa escursione sulla pietra con il filosofico invito, tutto napoletano, a dimenticare ciò che è stato: chi ha avuto avuto e chi ha dato ha dato, senza rivangare il passato o fatti lontani che sarebbe più opportuno dimenticare. Ci resta sola da  mettere na preta ’a coppa, metterci una pietra sopra e non parlarne più. Il riferimento è, naturalmente, alla pietra sepolcrale, la lastra che chiude il sepolcro.

 

  

25 maggio 2013  

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