55 - Attaccà ’o ciuccio addó vo ’o patrone

di Claudio Pennino

 

 

 

Come si è detto, l’asino rappresenta l’umiltà e la mitezza: attaccà ’o ciuccio addó vo’ ’o patrone, vuol significare obbedire di malavoglia a chi comanda per quieto vivere, proprio perché l’asino non è un animale ribelle, che rifiuta di sottomettersi, insofferente di ogni costrizione. Ma a questa immagine si oppone quella che lo rappresenta come un animale ignorante, pigro e testardo: a lavà ’a capa ô ciuccio se perde ll’acqua e ’o ssapone, nel senso che è fatica sprecata adoperarsi per una persona che non merita, quindi equivale a fare una cosa stupida, soprattutto perché inutile. Questo perché difficilmente si riesce a far cambiare opinione ad un testardo, come è inutile, ragionare, discutere, con chi è ignorante e cocciuto. D’altronde,  si ’o ciuccio nun vo vevere, haie voglia d’ ’o siscà, riferito a quelle persone ostinate che restano tenacemente ferme nei loro propositi.  

Secondo la credenza popolare, la sua reputazione di stupidità e di ignoranza avrebbe origine nell’Eden dove Dio, avendo domandato all’asino di dire il proprio nome, si trovò alle prese con l’ignoranza dell’animale, che lo aveva dimenticato.  

Il passo dell’asino, pur essendo lento, non è mai insicuro. Infatti, l’animale non trepida di paura sull’orlo dei precipizi e nei più ardui valichi di montagna. L’esortazione addó vaie c’ ’o ciuccio, equivale a stare in guardia, a badare attentamente a quel che si sta per fare. È un invito rivolto a coloro che si intestardiscono nel voler percorrere una strada pericolosa. Forse perché i muli inerpicandosi per le mulattiere camminano spesso sull’orlo del precipizio col rischio di precipitare.

Ma fà ’a corza d’ ’o ciuccio, vuol dire affrettarsi all’ultimo momento; ma anche, partire a spron battuto per poi fermarsi a poco a poco. L’immagine è presa dall’abitudine che hanno gli asini di procedere a passo piuttosto lento per poi accelerare improvvisamente con un’andatura spedita, di corsa, per poi ritornare al passo normale. Perché come ben si sa, corza ’e ciuccio poco dura, infatti, nella vita chi non ha i requisiti essenziali per affrontare qualsivoglia impresa non andrà molto lontano.  

L’asino, insieme al caprone, nella simbologia classica, rappresenta l’inerzia e la lussuria, poiché si ritiene un animale dotato di grande vigoria sessuale: ciuccio fa tu, dicette ’a ciuccia, espressione che si proferisce quando ci si affida a qualcuno di cui si gode piena fiducia per le sue indiscusse qualità. I Romani videro nell’animale un’allusione a Priapo, dio della fecondità, inserendolo anche nel seguito della dea Cerere.

   

seconda e ultima parte

   

21 novembre 2015

 

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