54 - Ciuccio ’e carretta

di Claudio Pennino

 

 

 

Fin dall’antichità, l’asino è stato considerato un animale ridicolo, testardo e anche poco intelligente.

Le orecchie d’asino che Apollo impone allo sfortunato Mida rappresentano chiaramente la stoltezza dell’animale. Mida, mitico re della Frigia, organizza un concorso di musica, e poiché assegna il premio per il miglior musicista a Marsia, rivale di Apollo, il dio si vendica affibbiando a Mida delle orecchie d’asino: « Poiché le tue orecchie non sanno discernere la buona musica dalla cattiva, avrai delle orecchie d’asino ». Infatti, Mida aveva preferito il suono del flauto di Pan (Marsia) alla musica del tempio di Delfi.

Tale atto assume un carattere di punizione e di dileggio, perciò gli scolari negligenti una volta venivano coronati con orecchie d’asino.

Per questa motivo l’epiteto ‘ciuccio’ è affibbiato a un ragazzo che non riesce negli studi, all’alunno svogliato; ma anche a una persona ignorante e villana.

Ciuccio cauzato e vestuto, si dice all’indirizzo di persona ignorante o stupida, immaginandola come un asino che resterebbe tale pur indossando abiti e calzature; oppure ciuccio arresagliuto, riferendosi a una persona di bassa estrazione e cultura che, arrivata a un certo livello sociale o economico, esibisce atteggiamenti arroganti o sprezzanti.

Nel medioevo era usanza giuridica costringere gli adulteri a cavalcare pubblicamente un asino allo scopo di fare il reo oggetto di disprezzo.

 

Ma nella sua ambivalenza simbolica, l’asino è anche considerato, nell’aspetto positivo, un animale umile e laborioso.

Ciuccio ’e carretta, è apostrofato chi stenta la vita per portare avanti la famiglia; ma anche il lavoratore instancabile; e ciuccio ’e fuoco, chi è troppo laborioso, determinato e energico. Nelle feste popolari si realizzavano fuochi d’artificio raccogliendoli su di una sagoma di legno a forma di ciuccio che, portata in processione,  veniva fatta esplodere al termine dei festeggiamenti.

 

In Grecia, il vecchio e saggio Sileno partecipava ai banchetti sacri a Dioniso, presentandosi a cavallo di un’asina dai quali ritornava sempre ebbro e festante.

Presso i persiani l’asino era il simbolo della primavera. Gesù stesso fa il suo ingresso in Gerusalemme, tra il popolo osannante, a dorso di un asino. Ciò conferisce all’animale un significato positivo di umiltà e di conoscenza.

Nella rappresentazione popolare della natività, l’asino, insieme al bue, è l’animale emblematico del presepe e, nella stalla, è collocato vicino alla mangiatoia per riscaldare il bambino Gesù. Per questo è soprannominato ’o scarfalietto ’e Giesucristo, che si dice di una persona ignorante e cornuta, proprio in riferimento all’asino e al bue che nella grotta riscaldarono il Bambino.

E nella fuga verso l’Egitto è ancora l’asino che lo difende dai suoi inseguitori notturni coprendo con il raglio i suoi vagiti.

 

 

continua

 

7 novembre 2015

 

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