53 - Aglie e fravaglie fattura ca nun quaglia

di Claudio Pennino

 

Forse per il suo particolare odore acre e pungente, l’aglio, da sempre, viene indicato come ottimo rimedio per allontanare gli spiriti cattivi. Nel folclore dell’europa orientale, si riteneva che un mazzo d’aglio legato alla testata del letto tenesse lontano i vampiri. La sua azione repellente funziona, in verità, anche contro i vivi, poiché a causa di una sua essenza sulforata, l’allicina, impregna l’alito di chi lo mangia crudo in modo assai sgradevole. Contro l’aglio, celebre è l’epòdo di Orazio dedicato a Mecenate:

 

Se qualcuno con empia mano

taglierà la gola del padre,

mangi d’ora innanzi l’aglio

più micidiale della cicuta.

O visceri potenti dei contadini!

Cos’è questo veleno che brucia negli intestini?

Forse veleno di vipera mi ha tradito

cotto negli intingoli

o mi ha preparato Canidia

velenose pietanze?

 

I Greci consideravano l’aglio, come tutte le Gigliacee, una pianta infera che popolava l’oltretomba pagano, offerta a Ecate, dea degli incantesimi e degli spettri. Nondimeno godeva della medesima fama infernale presso gli Egizi, che adornavano il dio Sokar-Osiride, protettore dei morti, con ghirlande di agli e cipolle. I Faraoni e i sacerdoti si astenevano dal mangiarlo, ma lo somministravano, unito alla cipolla, agli schiavi durante la costruzione delle piramidi, ritenendolo protettivo contro le infezioni.

A Roma era vietato, a coloro che avevano appena mangiato dell’aglio, entrare nel tempio di Cibele, ma rientrava nella dieta abituale dei soldati poiché infondeva forza e vigore.

Molte sono però le virtù curative dell’aglio. Prassagora lo mescolava col vino per curare l’ittrizia. Diocle di Caristo, medico greco antico, vissuto nel IV secolo a.C., lo prescriveva ai malati di idropisia, oppure, per liberare l’intestino, inserito in un fico spaccato o anche tritato nel latte. Plinio il Vecchio riferisce che giovava all’asma e se mangiato cotto in aceto e miele faceva espellere la tenia e altri parassiti intestinali. Inoltre allontanava i serpenti e proteggeva dalla follia. Ma curava anche l’angina e il mal di denti e cotto col latte, oppure tritato e mescolato al formaggio, guariva dal catarro. Oggi è accertato che il succo fresco dell’aglio esercita un’azione antisettica e combatte numerosi germi patogeni ed è molto apprezzato per le sue proprietà curative: è antidiabetico, antisettico, antispasmodico, callifugo, diuretico, espettorante, ipotensivo, stimolante, tonico e vermifugo.  

Ma la credenza più persistente è, da sempre, che l’aglio è un efficace rimedio contro ogni maleficio, poiché in grado di provocare malesseri alle streghe che gli si avvicinano. In un antico documento scritto in Sanscrito, viene definito “uccisore dei mostri”. A Napoli è l’antidoto contro il malocchio per antonomasia, e una formula di scongiuro contro la jettatura recita:

 

aglie e fravaglie

fattura ca nun quaglia,

corne e bicorne

cap’’alice e capa d’aglio.

 

Solo con l’aglio e la minutaglia del pesce, fravaglie, unita alle cape delle alici, si può scongiurare una fattura. Accoppiamento strano ma utile ai fini della rima. La credenza popolare ritiene il pesce efficace contro il malocchio poiché Uocchio ’e pesce addó guarda aonna e cresce.  

Per questo motivo è consigliato avere sempre in casa un mazzo di teste d’aglio legato con un filo di lana rossa, e di portarlo addosso, insieme alle altre erbe protettrici, come l’iperico, la ruta o l’artemisia, nella notte di San Giovanni per difendersi dalle streghe che si recano al convegno notturno per celebrare il diavolo. Appeso in serti o a trecce alle porte delle case, allontana i malanni. Perciò è utile cunoscere ll’aglio d’ ’o fico, ossia, saper dintinguere il buono dal cattivo.

 

 

 

12 settembre 2015

 

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