52 – Nun scetà ’e cane ca dormeno

di Claudio Pennino

 

 

 

Il dualismo cane/lupo, allegoria dell’opposizione come il giorno e la notte, valorizza il cane nei confronti del lupo, poiché manifesta le forze positive, mentre il lupo gli impulsi negativi e malefici. Inequivocabile il detto ì a fernì â vocca ’e cane mmocca ê lupe, espressione che si dice quando per evitare una brutta situazione si finisce in una peggiore.

In ogni caso è sempre meglio nun scetà ’e cane ca dormeno, ovvero, meglio non mettersi nei guai per avere inutilmente stuzzicato, provocato, o molestato persone suscettibili.

 

Il cane è protagonista di molte formule di scongiuro, come a ’e cane dicenno, il cui senso è: “che Dio non voglia” e manco ê cane, formula magica che si pronuncia per allontanare ciò che si paventa o si teme,  affinché non accada nemmeno ai cani.

 

Il cane è un animale umile, di poche pretese, che si accontenta di poco, anche di rosicchiare un osso privo della polpa, della carne. Quindi, iettà ll’uosso ô cane, vuol dire elargire a qualcuno un misero beneficio, concedendogli con sufficienza ciò che è un riconoscimento dovuto; sottovalutarlo per ostentare la propria superiorità.

Come pure, rivolgendosi a una persona autorevole o di prestigio che, invecchiata, ha perduto la propria autorità e non è più tenuta nel giusto conto, si dirà, nei suoi confronti: cane viecchio, a cuccia.

 

Come si è detto precedentemente, il cane è dotato di un sesto senso in grado di riconosce l’indole di una persona alla sola vista. Ma poiché provvisto anche di grande intelligenza, è in grado di fare una sottile e cavillosa distinzione tra le persone che potrebbe affrontare e quelle che riescono a dominarlo e di cui non si può fidare. Perciò ’o cane mozzeca ’o stracciato. Ma la metafora di questa espressione ci dice che la fortuna a volte si accanisce proprio contro i più deboli.

 

Infine, per concludere, voglio citare l’epiteto cane ’e Maganza, che si dà ai traditori, ai perfidi, alle persone cattive. Ma giova precisare che in questo caso il cane non c’entra per niente, poiché la frase si riferisce a Gano di Maganza, o Magonza, personaggio della "Chanson de Roland", poema del ciclo carolingio; il quale, pur essendo uno dei paladini del re, tradisce la propria patria con un vile e atroce inganno: messosi d’accordo con i pagani di Spagna, attira i più valorosi paladini di Francia a Roncisvalle, a capo dei quali c’è Orlando, suo figliastro.

Quindi, qui il cane c’entra solo per una storpiatura fonetica.  

18 luglio 2015

 

 

 

 

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