50 - Rispettà ’o cane p’ ’o patrone

di Claudio Pennino

 

 

 

Il cane è il più antico animale domestico dell’uomo e rappresenta simbolicamente, prima di ogni cosa, la fedeltà. Come non ricordare Argo, il cane di Ulisse che, dopo ben venti anni di assenza, fu l’unico a riconoscere il suo padrone.

Egli è da sempre, per antonomasia, il migliore amico dell’uomo, tanto che molto spesso è con lui identificato. A conferma di ciò, vale il modo di dire rispettà ’o cane p’ ’o patrone, che significa rispettare una persona avendo riguardo per le cose che le appartengono o, quantomeno, cercare di ingraziarsela adulando chi gli stà vicino.

Oppure, l’altra locuzione Ferdinando d’ ’e cane, volendo indicare persona amante degli animali, in special modo dei cani.  

Ma il suo ruolo principale è quello di guardiano della casa e del gregge: il suo mestiere è vigilare. Una persona burbera, dai modi scontrosi e bruschi, addetta alla sorveglianza di qualcosa o di qualcuno è soprannominato cane ’e canciello, proprio per la similitudine con i cani posti a guardia delle masserie o delle fattorie che alla vista di un estraneo subito gli corrono incontro minacciosi, abbaiando da dietro ai cancelli. Oppure, il modo di dire essere nu cane ’e presa, attribuito a una persona sgarbata e violenta, con riferimento ai temibili mastini napoletani, aggressivi cani da guardia, addestrati per assalire e addentare eventuali intrusi.  

Non di rado, per queste sue qualità, è rappresentato nelle favole, nei miti e nelle leggende, come addetto alla sorveglianza dei luoghi sacri e delle porte degli Inferi.

La divinità Egizia Anubi è la guida dei morti dell’aldilà ed è rappresentato con i tratti di un cane o di un uomo con la testa di cane o di sciacallo. Nella mitologia Greco-romana, Cerbero è il cane a tre teste guardiano degli Inferi. E nella tradizione Germano-scandinava, Garm è un cane mostruoso posto a guardia del regno dei morti. Perciò, simbolicamente, al cane è attribuito il ruolo di guida delle anime nell’aldilà.  

Altre virtù, sia a livello profano che sacro, sono riconosciute al cane: l’obbedienza e l’attaccamento. Egli manifesta le sue emozioni, d’affetto o di aggressione, abbaiando e scodinzolando, e la credenza popolare dice che sia provvisto di un sesto senso, una specie di intuito, capace di riconoscere gli uomoni buoni dai malvagi. Il cane sembra in grado di “vedere gli spiriti” e di presagire ciò che avverrà, e quindi di salvaguardare dai pericoli invisibili.

Per la sua obbedienza e attaccamento, i napoletani citano il detto ’o cane va appriesso ô patrone, volendo intendere che quando si ha stima di una persona bisogna seguirne i consigli.

 

 

continua

 

 

30 maggio 2015

  

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