44 - Stà ê piede ’e Pilato  

 

di Claudio Pennino

 

 

 

Ponzio Pilato fu procuratore romano governatore della Giudea dal 26 al 36 d.C. ed è ricordato per il ruolo preminente che ebbe nella Passione di Cristo. Benché consapevole dell’innocenza di Gesù, secondo i Vangeli, permise ugualmente la sua crocefissione incolpando le gerarchie giudaiche per la pena, pur essendo l’unica autorità in grado di decidere una condanna a morte. Nel Vangelo secondo Matteo, si narra che Ponzio Pilato, non volendo decidere della sorte di Gesù, accusato di essersi proclamato re dei Giudei, si lavò le mani in pubblico, consegnandolo al popolo che lo condannò alla crocefissione.

 

Sono molti i modi di dire napoletani legati alla figura di Ponzio Pilato e alla Passione di Cristo, primo fra tutti lavarsene ’e mmane, che si dice per indicare il gesto di una persona che si sottrae alle proprie responsabilità, che non prende posizione e lascia che altri decidano per lui: Se n’è lavato ’e mmane.

 

Dopo la cena con i suoi discepoli, (quella che fu l’ultima cena), Gesù si ritirò in preghiera nel giardino di Getsemani, appena fuori Gerusalemme. Nel frattempo Giuda Iscariota, avvisati i sacerdoti, li condusse di notte al Getsemani, dove Gesù venne arrestato.

L’apostolo Giuda detto Iscariota, si offrì di consegnare Gesù nelle mani dei suoi nemici in cambio di trenta monete d’argento, e per indicarlo ai soldati mandati dal Sinedrio per arrestarlo, gli diede un bacio: ’o vaso ’e Giuda, il bacio del traditore. Espressione che si usa quando una lusinga cela il tradimento.

 

Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Ed alcune serve lo riconobbero e gli dissero: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò. Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. Ma la serva continuò a dire che lui stava con Gesù, e lui negò per la seconda volta dicendo: «Non conosco quell’uomo!». Ma i presenti insistevano, e gli si facevano contro e lui, per la terza volta, cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

I napoletani, prendendo spunto da questo episodio evangelico, dicono cantà ’a passione comm’ ’o gallo, all’indirizzo di chi viene a presagirci disgrazie o a raccontarci cose affliggenti.

 

La mattina del venerdì, appena fatto giorno, i sacerdoti condussero Gesù incatenato da Ponzio Pilato, il quale lo inviò da Erode Antipa. Questi, dopo averlo interrogato, lo rimandò indietro. Questo peregrinare cui fu costretto Gesù, questo scarico di responsabilità tra Pilato ed Erode è ricordato nella fraseologia napoletana con l’espressione mannà da Rode a Pilato, e significa, appunto, mandare qualcuno in giro, da un luogo all’altro, a vuoto per evitare di assumersi una responsabilità.

 

Pilato, dunque, fu il giudice del processo: Gesù, prostrato, stava ê piede ’e Pilato, espressione che si usa per indicare una persona che versa in un pessimo stato, sia fisico, che morale, che economico. Pur tuttavia, Pilato giudicò Gesù innocente, e, per accontentare i Giudei, annunciò di volerlo castigare severamente, sottoponendolo al supplizio della flagellazione, tramite bastoni, verghe e gatto a nove code, strumento quest’ultimo che consisteva, nella tipologia romana, in un corto bastone cui erano assicurati diversi lacci che terminavano con artigli metallici, piombi e schegge d’ossa che provocavano tremende lacerazioni e fratture al torturato.

 

Nel pretorio Gesù venne flagellato e coronato di spine da parte della coorte romana. Da tale episodio scaturisce l’espressione hê ’a purtà ’a croce si vuò ’a curona, usata quando si vuol significare che la meta si raggiunge solo con grandi sacrifici: ovviamente, in senso antifrastico, la “corona” è quella di spine.  

continua

 

20 novembre 2014

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